Il dolore
Ora l’imprenditoria locale venga in aiuto della Pantera
Serve un progetto esecutivo che abbia tempi medio-lunghi e dia la possibilità di sistemare il vecchio Porta Elisa rendendolo fruibile anche nel periodo estivo
LUCCA. Prima che il sindaco scelga tra le tante (già adesso ci sono due manifestazioni d’interesse almeno a livello verbale) cordate o tra i tanti imprenditori interessati alla Lucchese quelle o quello più adatto a riportare in vita la vecchia Pantera, Alessandro Tambellini proverà - ne siamo certi - la strada dell’imprenditoria locale. Vero, lo ha fatto altre volte e senza grande successo. Ma stavolta ha la possibilità di incidere maggiormente attraverso quei lavori, ormai improcrastinabili, di ammodernamento di un Porta Elisa anacronistico e che cade letteralmente a pezzi. E non c’è solo lo stadio cittadino. Ci sono pure i campi sussidiari dell’Acquedotto letteralmente da disboscare. Serve un piano a medio termine. Quattro-cinque anni per risistemare lo stadio (impianto di illuminazione, gradinata, tribuna, terreno di gioco, magari qualche negozio) e rimettere in funzione l’impianto per gli allenamenti. Un progetto che coinvolga il territorio con uno sviluppo massimo del settore giovanile. E pazienza se per 4-5 anni si debba far spola tra D e C. L’importante è che alla fine la Lucchese esca da una palude di cui è prigioniera da 20 anni. Logico che servono risorse: l’imprenditoria locale potrebbe essere d’aiuto, ma anche il Comune deve cercare attraverso il Coni e quindi il Credito Sportivo di ottenere finanziamenti mirati. Servono uomini in grado di creare ponti verso il massimo organismo sportivo. È davvero l’ultima chiamata. Il sindaco in questi giorni proverà a contattare alcuni imprenditori già sentiti in passato e che potrebbero avere ritorni anche a livello economico da un’operazione che potrebbe dare ai privati la possibilità di gestire un impianto fruibile tutto l’anno. —
L.T.
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