Il dolore
Lucchese, trecento cuori battono uniti per salvare dall’oblio la vecchia Pantera
Corteo con striscioni e bandiere da Porta San Jacopo sino a palazzo Orsetti. Una delegazione ricevuta in consiglio
Pochi stupidi rischiano di rovinare la bella iniziativa ideata per sensibilizzare l’amministrazione sul caso Lucchese. Il corteo - formato da trecento tifosi - davanti a palazzo Orsetti rischia di spaccarsi. Una piccolissima parte, una decina di persone, inizia a contestare il sindaco con offese e insulti non nuovi («Tambellini uomo di m....») mentre gli altri, che avevano promesso ed erano riusciti sino a quel momento a tenere un profilo unitario prendendo di mira soltanto l’ex patron Arnaldo Moriconi, si dissociano e alla fine riescono a far rientrare nei ranghi i riottosi. Speriamo che la notte porti consiglio e i più esagitati (c’era qualcuno che davvero ha perso il senso della misura) tornino nei ranghi. Altrimenti sarebbe la pietra tombale sul calcio a Lucca.
CORTEO PACIFICO
A Porta San Jacopo c’erano trecento cuori che battevano all’unisono per due colori: il rosso e il nero. Una marcia pacifica con bandiere, sciarpe e striscioni per chiedere alle istituzione una sola cosa: non fate morire la Lucchese, non uccidete una passione che non ha età. Ci sono gli ultras, ma ci sono anche i supporters di gradinata. E quelli di tribuna. Ci sono i tifosi storici (Lo Scimmiato, Tez, Capello e Beppe Lorenzini), ma ci sono anche giovani che non hanno mai visto giocare e segnare Roberto Paci, non conoscono Capitan Francesco Monaco e il rigore di Pascucci che regalò alla Lucchese la Coppa Italia di C lo hanno ammirato solo in televisione. Generazioni unite da un unico slogan: «Meritiamo di più». Quando alle 21.28 il serpentone umano lascia Porta San Jacopo sette bandieroni rossoneri, alcuni con l’effige della Pantera, sventolano nel buio rischiarato dai fumogeni e dalle fiaccole. Accanto a loro c’è la bandiera biancorossa, quella di Lucca. Come a dire che la squadra e la città sono inseparabili. Tra i partecipanti ci sono calciatori rossoneri (Roberto Strechie) e dirigenti (Moreno Micheloni) che sono lì per testimoniare l’amore per una squadra secolare che rappresenta la città e che deve poter tornare a sperare.
I cori «più forti di tutto», «non molleremo mai», «meritiamo di più», «ti seguiremo ovunque» sono il leit motiv della serata e il più fischiato logicamente è Moriconi a cui viene dedicato un enorme striscione con una data in rosso (28 dicembre 2018) e una frase in nero (Barbone infame). Riecheggia nelle frasi e nelle scritte sui tessuti e sulle magliette la parola «Rispetto». Quello che chiedono tanti tifosi orfani della loro squadra del cuore. Tutto bello e molto sentito. Poi quell’inconveniente davanti all’ingresso di palazzo Orsetti. Il corteo alla fine si divide e restano una cinquantina di tifosi. Una delegazione composta da cinque persone (ci sono i capi ultras, Moreno Micheloni, che aveva accettato di partecipare a patto che la manifestazione non prendesse connotazioni politiche, e Mauro Lazzari per tutti lo Sciammiato) salgono le scale e chiedono di poter parlare con il sindaco e l’intero consiglio comunale. Prossimamente ci sarà una seduta dedicata proprio al futuro della Lucchese. —
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