Lutto
Lucca, il business del turismo fa boom: dal ’91 a oggi arrivi più che triplicati
All’inizio degli anni ’90 c’erano solo scolaresche a visitare le Mura. Poi sono arrivati gli americani, Internet e Airbnb
Gianni Parrini
LUCCA. Sarà che l’afa tiene i turisti lontani dal centro ma di gente in giro per la città, nelle ore più calde, se ne vede poca e così molti negozianti si lamentano, rammentando i “bei tempi andati”, quelli in cui la folla occupava le strade e gli affari andavano a gonfie vele. Ma le cose stanno davvero così? A guardare i numeri sugli arrivi – quelli non mentono e non si fanno prendere dalla nostalgia – si scopre una realtà ben diversa. Ovvero che nel corso degli ultimi 27 anni il turismo a Lucca è più che triplicato: +352% dal lontano 1991 al 2018. Siamo passati dai 70.772 turisti di allora agli attuali 249.175. Una stima al ribasso, dato che al monitoraggio statistico sfuggono gran parte degli alloggi messi in affitto sulle piattaforme online.
All’inizio degli anni ’90 questo problema non c’era. Il mondo era diverso: Internet non esisteva, i telefoni cellulari erano rari e i pochi turisti che venivano in città erano per lo più italiani. Alloggiavano sempre in albergo (Universo, Celide, Rex, Diana) e in pochi (l’1,6%) sceglievano strutture alternative, anche perché non ce ne erano. Stranieri? Difficile imbattervisi.
Per farsi raccontare come l’esplosione del turismo ha cambiato la città Il Tirreno ha intervistato Roberta Ferrarini, presidente di TurisLucca, l’associazione delle guide e degli accompagnatori turistici. «Mi sono diplomata – racconta – nel 1985 e subito ho iniziato a lavorare come guida. Il Comune ci pagava 45mila lire per far visitare la città alle scolaresche. Fu proprio l’amministrazione dell’epoca a stimolare la nascita di TurisLucca e della Giunchiglia. Eravamo all’anno zero: i turisti praticamente non c’erano. I nostri clienti erano le scuole e qualche sparuto “pioniere” tedesco. La città era diversa: pochi negozi, pochi ristoranti e tante osterie o locali per la gente del posto. Non c’era l’attuale approccio impostato al turismo».
Le cose ovviamente sono cambiate in maniera graduale nel corso degli anni ’90: «I tedeschi sono stati i primi a puntare su Lucca ma verso la fine degli anni ’90 c’è stata la “scoperta dell’America”. Gli statunitensi prima andavano solo a Pisa e a Firenze poi hanno iniziato a metter piede nelle città minori come la nostra, che ebbe un grandissimo successo».
Gli anni zero del nuovo millennio sono segnati dall’arrivo di Internet e Lucca fa il boom: nel 2001 siamo già a 160.203 arrivi che crescono progressivamente. Cambia l’approccio del turista: per capire cosa sono le Mura, piazza Anfiteatro, San Michele non c’è più bisogno di andare a cercare sull’enciclopedia o di guardare le foto di chi c’è stato. Basta avere un pc o un telefono e fare una ricerca su Google: «È una rivoluzione – racconta Ferarrini – In città arrivano i primi affittacamere e poi c’è l’esplosione degli agriturismo. Così gite organizzate e bus turistici aumentano esponenzialmente».
Negli anni dieci c’è la fase 2 della digitalizzazione del turismo: nel 2011 siamo già a 241mila presenze, non lontani da quelle attuali. Ma le abitudini di viaggio del pubblico sono cambiate: sempre meno hotel e sempre più alloggi privati prenotati su Airbnb. L’idea è calarsi nella atmosfera della città di provincia. «È il decennio scandinavo – prosegue Ferrarini – Molti arrivano dal nord Europa perché qui spendono poco. E poi ci sono francesi, spagnoli e i soliti tedeschi. È finito il tempo delle gite organizzate e dell’agenzia di viaggio che manda il fax per prenotare la visita. Si saltano le mediazioni e tutti si organizzano in proprio col telefonino». —
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