Proteste
Caos pronto soccorso Marchetti: «Ci vuole una task force»
Il capogruppo di Forza Italia in Regione: «Code incivili» La testimonianza di una lettrice: in attesa per l’intera notte
lucca. «Eventi prevedibili come il caldo e l’influenza che producono un picco di accessi che intasa l'attività dei pronto soccorso di tutta la Toscana, con code e attese che rasentano l'inciviltà non sono emergenze e vanno affrontati in maniera strutturale. Chiedo alla Regione di prevedere l'istituzione presso ogni pronto soccorso di una task force dedicata a fronteggiare questi momenti». L’intervento è del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Maurizio Marchetti il quale sostiene che, in questi casi, sia necessario avere «un gruppo di operatori a professionalità mista medico-infermieristica tecnicamente permanente, ma attivabile al bisogno anche da parte del singolo direttore sanitario». La proposta arriva sotto forma di interrogazione alla giunta regionale alla luce del tam tam quotidiano che, tra cronaca e segnalazioni, ripropone odissee e tempi biblici per i pazienti in attesa di presa in carico nei pronto soccorso degli ospedali. «Purtroppo - spiega Marchetti - devo registrare che il San Luca di Lucca è quello che appare in maggior condizione di stress. Io stesso sono stato raggiunto da telefonate di utenti e operatori che nella notte tra domenica e lunedì mi segnalavano 60 persone variamente in attesa tra corsie e corridoi, accomodati alla bell'e meglio perché a un certo punto anche le barelle erano esaurite. Per non parlare di quanto erano esauriti i sanitari che non sapevano più a che santo votarsi per fronteggiare quello stato di cose. Ma il caldo - considera Marchetti - al pari del picco influenzale che si riproporrà tra sei mesi, non può considerarsi un'emergenza. Quanto accade a Lucca non è da Pronto soccorso di un ospedale civile».
La versione di Marchetti, è corroborata dalla testimonianza diretta di una lettrice che vuole restare anonima: «Sono arrivata al Pronto soccorso con mia madre ultranoventenne alle 19 di lunedì e ne sono uscita alle 7 del mattino seguente. Una situazione di inferno – racconta la donna – c’era il mondo e come me altre decine di persone sono rimaste in attesa per ore. Quando il medico ha finalmente visitato mia madre, che aveva una sospetta frattura, ha detto: “Andava subito mandata a fare la lastra”. A quel punto non ci ho visto più per la rabbia». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
