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tradizioni recuperate 

Sulle antiche strade ritorna l’arte della transumanza

Luca Dini
Sulle antiche strade ritorna l’arte della transumanza

Il rilancio delle pecore della razza Garfagnina Bianca si inserisce nei progetti per sviluppare la sostenibilità ambientale ed economica della montagna

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Tra tradizione e futuro le pecore della razza Garfagnina Bianca tornano in gran numero a transumare sui pascoli dell’Appennino tosco emiliano, e lo fanno dopo che in passato si era temuto per la sopravvivenza stessa di questa antica specie.

Grazie all’iniziativa di allevatori locali, con la collaborazione dell’Associazione Allevatori Razza Bovina Garfagnina e il sostegno dell’Unione Comuni Garfagnana, le pecore hanno ripercorso nel mese di giugno gli antichi tracciati che, attraversando i territori di Pieve Fosciana e Castiglione di Garfagnana, portano sul crinale appenninico in località Giro del Diavolo nei pressi di San Pellegrino in Alpe. Il trasferimento ha interessato 170 capi di razza ovina Garfagnina Bianca, il cui progetto di recupero, partito con 20 esemplari, è riuscito a “ripopolare” gli ovili garfagnini fino a raggiungere gli oltre mille esemplari attuali, ed è parte di un percorso più ampio intrapreso dall’Unione Comuni della Garfagnana di cui fanno parte anche altri progetti volti al recupero produttivo di alpeggi e delle “Terre Alte” in generale.

Si tratta di progetti che guardano alla filiera (per le pecore si parla di formaggio, carni, lane ma anche di territori e paesaggi) e che mirano a dimostrarne la sostenibilità ambientale e soprattutto economica e una concreta possibilità di vita in montagna.

Micropaesaggi produttivi e tipici della montagna garfagnina, piccoli episodi di cultura, arte, ambiente, geologia che contribuiscono a costruire un sistema complesso e attraente soprattutto per un turismo consapevole e di basso impatto di cui la montagna ha bisogno, un vero spettacolo per chi è alla ricerca di esperienze autentiche. In questo contesto si inserisce perfettamente il fenomeno della transumanza, che per secoli si è tramandato sui pascoli appenninici, dell’allevamento degli ovini e dei conseguenti spostamenti stagionali, vedeva un tempo migliaia di capi di bestiame scendere a settembre dagli alpeggi estivi verso la pianura e risalire all’inizio dell’estate, percorrendo sempre gli stessi sentieri e ripetendo le medesime soste.

Consiste tecnicamente nella migrazione stagionale delle greggi, mandrie e dei pastori che, nella stagione estiva, insieme ai loro cani si spostano da pascoli situati in zone collinari o montane mentre in quella invernale ripiegano verso quelli delle pianure, percorrendo sentieri, tratturi e mulattiere.

L’antica pratica della transumanza quale elemento dal forte contenuto identitario, ha saputo creare nei secoli forti legami sociali e culturali, nonché rappresentare un’attività economica sostenibile caratterizzata da un rapporto peculiare tra uomo e natura. —
 

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