Il dolore
Il vescovo gioca a pallavolo coi ragazzi della parrocchia
Durante la visita a Bagni di Lucca monsignor Giulietti ha incontrato don Giusti: «Inutile mandare nuovi parroci se le persone possono unirsi nelle zone vicine»
BAGNI DI LUCCA. Che l’arcivescovo Paolo Giulietti sia una persona aperta, diretta e alla mano è noto, ma forse non tutti a Bagni di Lucca si aspettavano di vederlo giocare a pallavolo coi ragazzi, dopo la cena allestita come ogni sera nei giorni del torneo di volley organizzato dalla parrocchia. Si è svolta così, in modo partecipato e cordiale, la visita dell’arcivescovo che già nei giorni scorsi era andato a visitare altri paesi della Valle. L'incontro con monsignor Giulietti era stato fissato dal parroco, don Raffaello Giusti, per le 19 alla chiesa del Sacro Cuore alla Villa.
Erano presenti anche don Franco Vitali della chiesa di San Cassiano di Controni, alcune persone arrivate dalla zona della Valleriana, alcuni educatori, due suore dell'asilo di Fornoli e altre persone legate al coro della parrocchia. Durante l’incontro è stato presentato il progetto Grest, poi il vescovo ha visitato i locali parrocchiali e si è informato sul campetto in cemento sul retro che si trova in condizioni fatiscenti ma anche sulle attività svolte dai ragazzi e ha ricordato che anche lui è stato giocatore di pallavolo. Ha poi voluto conoscere la situazione delle scuole del territorio, le attività svolte dai ragazzi e gli incontri che si svolgono in parrocchia. Don Giusti da parte sua ha illustrato l’organizzazione del territorio, il numero dei sacerdoti e lo svolgimento delle varie attività dei ragazzi.
Ci sarà tempo e modo per un esame più approfondito, ma già è emerso che non sono del tutto cessate le tensioni causate dalla riorganizzazione che ha, per forza di cose, ridotto il numero di sacerdoti nella zona. Ancora continuano a girare volantini che contestano il presunto abbandono di alcuni centri e sotto traccia operano gruppi che non sembrano amare molto lo spirito di apertura che si respira nella chiesa di Papa Francesco. Monsignor Giulietti ha detto che nessuna riforma è stata fatta senza costo, ricordando il concilio di Trento: «Anche questa riforma avrà un prezzo. Non possiamo non preparare una Chiesa che non vada verso il futuro. Gli ingredienti da dosare per costruire una nuova comunità sono la qualità e la prossimità. In modo graduale bisogna fare in modo che la gente non si senta abbandonata. Non ho paura di costruire questa realtà perché è un’esperienza che ho fatto dove ero prima. Le persone, anche se costrette a riunirsi fuori dai propri paesi, non devono sentirsi abbandonate, occorrono inventiva e coraggio. Inutile mandare nuovi parroci (anche se ce ne fossero a disposizione) là dove le persone sono poche e possono unirsi ad altre delle zone limitrofe. Siamo vittime del cambiamento demografico, la popolazione è in calo». Per l’arcivescovo è quindi necessario unire le forze per evitare l'estinzione ecclesiale.
«Stare insieme - ha detto - non dipende dal numero dei preti. C'è bisogno di scelte intelligenti. Fondamentale è capire la specificità di ogni territorio, individuare una logica di sistema». Don Giusti ha ricordato come i tre piccoli paesi di Monti di Villa, Pieve di Monti di Villa e Granaiola, da alcuni anni, grazie alla manifestazione del presepe vivente, che li vede coinvolti insieme per intere settimane siano riusciti ad abbattere campanilismi e a costruire un nuovo percorso insieme. «C’è bisogno - ha concluso il sacerdote - di creare nuove iniziative che possano ad esempio fare stare insieme realtà come Crasciana e Casabasciana». —
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