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il caso 

Asilo di San Macario, non tutto è perduto

Federica Scintu
Asilo di San Macario, non tutto è perduto

Per il cambio di gestione c’è tempo fino a fine agosto: «Per aprire a settembre l’unica possibilità è l’immobile della parrocchia»

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LUCCA. Si apre uno spiraglio di salvezza per la scuola dell’infanzia di San Macario in Piano. A tenere viva la speranza sono state le risposte che Sandra Lencioni - titolare dell’asilo nido “Il Paese delle Meraviglie” di via De Gasperi a Sant’Anna che si è candidata a subentrare nella direzione della struttura dopo “l’uscita” della cooperativa che l’ha gestita per otto anni - ha ricevuto ieri mattina dall’ufficio scolastico provinciale. Il primo problema da risolvere infatti, per Lencioni, vista l’impossibilità di sottoscrivere il contratto proposto dalla parrocchia di San Macario, proprietaria dell’immobile, «a causa delle stringenti condizioni previste», era quello di “congelare” la licenza della cooperativa Giovanni Paolo II.

«In provveditorato mi hanno detto che per il cambio di gestione c’è tempo fino al 30 agosto - spiega Lencioni - questo significa che si potremmo comunque riuscire ad aprire la scuola dell’infanzia a settembre. La comunicazione effettiva del numeri degli iscritti e delle maestre deve avvenire infatti, entro la fine di settembre. Per le scuole paritarie come questa servono almeno sedici bambini iscritti dai tre anni in su».

Intanto però, per l’ufficio scolastico provinciale, la scuola dell’infanzia è ufficialmente chiusa. «È mio interesse che il servizio prosegua all’interno di quell’immobile - precisa Lencioni - ma per il momento la scuola è chiusa e sono operativi i licenziamenti». A questo punto Lencioni ha due possibilità: riaprire una trattativa col parroco, don Marek Labuc, oppure trovare un altro immobile con tutte le caratteristiche necessarie per ospitare una scuola dell’infanzia.

«Prima di fare qualsiasi passo mi coordinerò con i genitori che sono intenzionati a organizzare una riunione aperta al pubblico per considerare tutte le possibilità - dice ancora - la mia intenzione è quella di fare una controproposta al parroco perché le condizioni previste nel contratto che mi ha inviato per me non sono sostenibili. In sostanza chiederò un contratto transitorio di un anno in modo che i bambini dell’ultimo anno, che poi sono la maggior parte, possano terminare il percorso e nel frattempo cercherei altre strutture idonee. Del resto meritano di avere questa continuità. Anche se non è facile aprire una nuova scuola dato che la normativa è molto stringente. Se la parrocchia dovesse rifiutare purtroppo per quest’anno scolastico non faccio in tempo ad aprire». A meno che il Comune non abbia a disposizione degli immobili idonei a ospitare una scuola dell’infanzia. «Di strutture ce ne sono - dice Lencioni - ma il problema sono le certificazioni di vulnerabilità sismica: senza quelle la scuola dell’infanzia non si può aprire. Se il Comune avesse un immobile a disposizione con queste caratteristiche sarebbe una possibilità importante».

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