Sicurezza
In 18mila a Lucca all'ultimo concerto dal vivo di Morricone, lui lo dedica alla strage di Viareggio
Da Tenda Rossa alle colonne sonore dei film da Oscar di Leone e Tarantino fino al tripudio di Mission. Sotto le Mura va in scena un'epopea sessantennale in musica scandita da un’acustica perfetta, grazie all’impianto del tecnico Venturi
LUCCA. «Il maestro Ennio Morricone dedica il concerto alla strage di Viareggio». È una voce di sfondo a pronunciare queste parole, pochi secondi prima che l’autore di tante colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema faccia ingresso sul palco abbracciato dalle Mura urbane. Poche parole, ma dicono tutto. Mentre a Lucca, in un’acustica potente e perfetta, vibrano note di musiche senza tempo davanti a 18mila persone, a Viareggio una moltitudine di persone è in marcia, nel ricordo incancellabile di una notte terribile, il 29 giugno di dieci anni fa, quando - la lancetta segnava le 23,50 - l’esplosione di una cisterna su un convoglio in transito dalla stazione di Viareggio ingoiò trentadue vite di uomini, donne e bambini. Un ponte , fra le due città, nel nome della musica. . L’applauso è scrosciante, il maestro fa un inchino con il braccio. Si volta e, nel suo completo nero, si siede, china il capo, inizia a dirigere. La musica sale, le note arrivano e le persone tacciono. L’atmosfera diventa magica.
Non è un pubblico usuale quello che ascolta incantato il concerto di Morricone. È un pubblico trasversale, fatto di coppie eleganti con le signore in abito da sera, di mamme con i bambini, di amici di ogni età. Sul prato, in tanti hanno portato asciugamani, teli e parei per distendersi e “volare”, assorti, per farsi trasportare dalla musica.
Un giovane uomo, avrà venticinque anni, i capelli scarmigliati e la maglietta nera, al concerto insieme a un amico, quando Morricone sale sul palcoscenico urla «forza, Ennio» e fa un gesto di incitamento con il braccio. Come per una rockstar.
Perché il maestro anziano, con quella gestualità leggiadra delle mani, una rockstar lo è davvero. E forse era scritto nel destino che Morricone celebrasse, con un “Final Concert”, la sua sessantennale carriera nella città di Giacomo Puccini, le cui opere sono sua fonte di ispirazione.
Un concerto intenso, spettacolare, per certi versi epocale. Gli spalti delle Mura di Lucca hanno indossato il vestito migliore, trasformati in un enorme teatro naturale, con diciottomila spettatori (undicimila seduti, il resto in piedi sul prato: questo il dato ufficiale) ad accogliere uno dei più grandi compositore di musiche per il cinema di tutti i tempi.
Seduto su di un seggiolone, il compositore, che a novembre compierà 91 anni, con la sua bacchetta “magica” ha regalato a Lucca un viaggio nelle sue immortali colonne sonore, rese ancora più potenti dalle voci del soprano Susanna Rigacci e della cantante portoghese Dulce Pontes.
Sul palco duecento orchestrali che hanno interpretato le magnifiche melodie di Morricone, alla sua terza esibizione a Lucca. Ma questa volta è stata qualcosa di unico. Anche grazie a un’ambientazione straordinaria che ha dato un valore speciale a un concerto di grande potenza emotiva e un’acustica eccezionale grazie a un sistema di altoparlanti (gestito dal suo storico ingegnere del suono, il lucchese Fabio Venturi) capace di sprigionare un suono naturale e “immersivo” che ha trasportato gli spettatori dentro la magia delle ambientazioni sonore e le immagini dei film resi famosi dalle musiche del due volte premio Oscar, nel 2007 (alla carriera) e 2016 per the Hateful Eight di Quentin Tarantino.
Un mito vivente, un compositore infaticabile (oltre 450 film) apprezzato in tutto il mondo, capace di influenzare artisti musicali di fama mondiale (anche band rock) ha dato vita ad un lungo concerto, aperto dal tema degli Intoccabili, gangster movie diretto da Brian De Palma. Poi Tenda Rossa fino ad uno dei momenti più attesi, le colonne sonore dei western di Sergio Leone. Da brividi l’epica Estasi dell’oro da Il buono, il buono, il cattivo del 1966 e lo stesso tema del film, ma anche l’uomo dell’armonica da C’era una volta il West e la più recente “L’ultima diligenza per Red Rock” da The Hateful Eight (2015).
Seconda parte dominata dal cinema dell’impegno con le Sacco e Vanzetti e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto con un immenso Gian Maria Volontè. Infine Gabriel’s Oboe, Falls e Così in cielo come in terra dal film Mission (1986) di Roland Joffé, vincitore della Palma d’Oro a Cannes. Un capolavoro dietro l'altro fino al gran finale con Nuovo Cinema Paradiso, dall’omonimo film di Giuseppe Tornatore (1988) per il quale potrebbe fare un’eccezione componendo ancora musica per il cinema. Quella di ieri sera a Lucca è stata un’esibizione indimenticabile. Come le musiche di Morricone. —
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