Gioco
Il monastero diventa spazio d’arte e cultura «È tutto nato da una folgorazione in Tibet»
Lauro Dini racconta la seconda vita del complesso di via della Zecca: in Convictus anche studentato da 25 posti letto
«Camminavo lungo un sentiero sulle montagne del Nepal. Intorno a me silenzio. Quiete. Serenità. Capii allora che a Lucca, accanto a casa, avrei potuto vivere quello che stavo provando a migliaia di chilometri di distanza». Fu così, a quattromila metri di quota e dopo dieci giorni di sentieri montani, che nel 2016 Lauro Dini prese la decisione di comprare l'ex convento di clausura di via della Zecca, in centro storico, confinante con la sua casa. 2.800 metri quadrati di immobile più 1.200 di giardino che dal 2018 sono diventati il “Convictus”, studentato da 25 posti letto, spazio di cultura e residenza d'artista, in questi giorni sede del workshop con Peter Greenaway.
A conclusione oggi, il corso ha visto protagonisti il cineasta britannico e dieci creativi : una settimana in un luogo di pace e di tranquillità, sperimentando insieme l'arte e la vita attraverso il dialogo e il confronto, come succedeva un tempo nelle botteghe d'arte. È anche questo sogno che nel 2016 spinse Dini a lanciarsi in un'avventura per lui impensabile prima di allora e della quale è più che mai entusiasta. Lauro, 58 anni, fino a 50 ha fatto l'imprenditore dapprima insieme con il padre, socio di un'azienda di surgelati, poi in proprio, aprendo un'altra impresa nello stesso settore. «Alla mezza età – racconta – arrivò la crisi. Il mio lavoro non mi piaceva più, avevo bisogno di staccare».
Appassionato di fotografia, prese un periodo sabbatico e iniziò a girare quel mondo fuori da ogni traccia turistica, luoghi della terra dove non arrivano macchine, rumori, folle, comodità. Tibet, Bhutan, Mongolia, Cile, i posti dell'aurora boreale e molti altri: «Durante questi viaggi mi sono reso conto che vivendo in maniera semplice si sta meglio. Ci sono le necessità primarie, il resto non conta. E si diventa tutti uguali, chi viaggia in aereo privato e chi non ha neanche una bicicletta. Si riesce a vivere l'essenza delle cose». Tra un viaggio e l'altro, a Lucca si era spezzato il ramo di un albero nel giardino del convento e la pianta era pericolosa anche per la sua casa. Così Lauro parlò con il geometra che si occupava della struttura per conto della proprietà, l'Ordine benedettino, e l'albero fu sistemato. Visto che il monastero era vuoto dall'ottobre 2015 dopo il trasferimento delle ultime tre suore, Dini colse l'occasione per riproporre l'acquisto di un fabbricato adiacente al suo garage, all'interno del giardino del convento, su cui già in passato aveva fatto richiesta. «Ti vendo quello e tutto il convento» fu la proposta del geometra.
«Ci pensammo un po' – ricorda Lauro –, con mia moglie e i miei figli si fantasticò su quello che avremmo potuto realizzarci. Ma lasciammo perdere, ci sembrava un impegno troppo gravoso». Ripartì, destinazione Nepal. Dopo dieci giorni di pace e silenzio tra le montagne, la folgorazione: «Col satellitare telefonai a mia moglie Isabella e le dissi di chiamare la madre superiora per comprare il convento. Isabella pensò scherzosamente a una mancanza di ossigeno dovuta all'altitudine, ma fu subito d'accordo con me perché anche lei ne era entusiasta». Così è partito “Convictus”. Il giardino era messo male ed è stato risistemato, mentre l'immobile – risalente al 1400 - non ha avuto bisogno di grandi interventi perché era stato ristrutturato in precedenza. Tutto è rimasto com'era, semplice ed essenziale: le celle delle monache, il refettorio, la biblioteca. Tra le particolarità: nel coro dietro all'altare della cappella ci sono ancora i breviari e i quaderni delle preghiere, scritti a mano, dentro i cassetti dei banchi dove le suore prendevano posto per le funzioni religiose e per l'Adorazione perpetua. —
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