Sicurezza
«Niente licenza né contratto» Asilo ormai vicino alla chiusura
Parla Sandra Lencioni, già titolare di un nido a Sant’Anna, che si era fatta avanti per gestire il servizio: «La parrocchia ha posto delle condizioni inaccettabili»
«Sono passati quasi sei mesi da quando ho preso i primi contatti con la parrocchia e la bozza di contratto l’ho ricevuta il 25 giugno a mezzogiorno. Una lungaggine voluta per far sì che io rifiutassi. Da oggi (ndr: ieri) la scuola è chiusa e io non ho la licenza in mano». A parlare è Sandra Lencioni, proprietaria dell’asilo nido “Il Paese delle Meraviglie” di via De Gasperi a Sant’Anna. È lei che, anche su richiesta dei genitori dei bambini che frequentano la scuola dell’infanzia di San Macario in Piano, si era fatta avanti per portare avanti il servizio dopo che la cooperativa Giovanni Paolo II aveva annunciato che dal 30 giugno di quest’anno avrebbe lasciato la gestione dell’asilo. Una trattativa difficile, stando a quanto racconta Lencioni, quella imbastita con la parrocchia proprietaria dell’immobile che ospitava l’asilo. Da una parte i genitori che hanno difeso con le unghie e con i denti un servizio che ritengono fondamentale per l’Oltreserchio tanto da impegnarsi loro stessi nella ricerca di un altro soggetto che potesse subentrare e dall’altra il parroco, don Marek Labuc, che non si è mostrato mai del tutto convinto che portare avanti il servizio della scuola dell’infanzia fosse la scelta giusta. «Conosco bene questa zona perché sono di Arliano - spiega Lencioni - quindi mi sono proposta presentando alla parrocchia il mio progetto per la scuola dell’infanzia che prevede anche laboratori per bambini anche più grandi, incontri con esperti come logopedista e pedagogista e dopo scuola non solo per le elementari ma anche per le medie. Da qui è iniziata una lunga contrattazione che ha visto anche lo svolgimento di un incontro con una sorta di “commissione di paese” composta da persone che don Marek aveva chiamato da diverse zone dell’Oltreserchio. Io ho illustrato il mio progetto ma in quell’occasione mi sono sentita non voluta e trattata come se avessi proposto di aprire un bordello. Così ho pensato di lasciar perdere. A quel punto sono stati i genitori a prendere di nuovo la situazione in mano e sembrava si fosse aperto un altro spiraglio». Così Lencioni torna in partita e si rimette in gioco presentando ulteriori garanzie. Soprattutto dal punto di vista economico. «Visto che i tempi stringevano e che io avevo bisogno di prendere la licenza della cooperativa uscente prima che il servizio si interrompesse - spiega ancora - ho chiesto alla parrocchia di tirare giù un contratto d’affitto ma l’ho ricevuto solo il 25 giugno. Se non lo firmo non posso avere nemmeno la licenza perché è legata all’immobile. Ma i termini previsti nel contratto sono per me inaccettabili. Innanzitutto una fidejussione bancaria di 18 mila euro che non potevo avere in così poco tempo. A questo si aggiungono i lavori che obbligatoriamente dovrebbero essere eseguiti tutti prima dell’apertura: costo 25 mila euro». L’unica possibilità per Lencioni è che venga accettata la sua richiesta di “congelare” la licenza di modo che lei abbia il tempo o di ridiscutere le condizioni del contratto con la parrocchia o eventualmente di trovare un altro immobile sempre in zona. «Sto provando a vedere se c’è la possibilità di prorogare la licenza - conclude - la scuola ufficialmente è chiusa. La prossima settimana ho l’appuntamento in provveditorato per chiedere se la sospensione sia possibile. Sinceramente sono molto amareggiata e non penso sia un bel segnale quando chiude una scuola». Tanta amarezza anche da parte dei genitori: «Abbiamo fatto di tutto per salvare la scuola e speriamo che la licenza rimanga in piedi. Siamo anche disponibili a un incontro pubblico per affrontare la questione». —
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