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Greenaway calamita il pubblico: «A Lucca si può morire felici»

Paola Taddeucci
Greenaway calamita il pubblico: «A Lucca si può morire felici»

Per questo, rivela, ha scelto la città come set del suo nuovo film, “Lucca mortis”. Il regista britannico ha esposto altri progetti: rivistare in digitale la Cappella Sistina

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«Un luogo sereno e pacifico dove morire felici». Così Peter Greenaway parla di Lucca e del perché l'ha scelta per il suo prossimo film, che s'intitolerà “Lucca mortis” e verrà girato a ottobre. «Non ci sarà niente di triste – sottolinea –. Né cimiteri, zombi o scheletri viventi. Al contrario ne verrà fuori una rappresentazione bella e positiva della città». Il regista e pittore britannico non smette mai di stupire con le sue visioni del cinema e dell'arte fuori da ogni schema. E lo fa anche ora affrontando il tema della morte «che – dice – per il mondo cattolico è uno degli argomenti tabù insieme con l'omosessualità e l'eutanasia. Vorrei spingere a parlare di questi temi. In particolare la morte fa parte della nostra vita e parlarne significa riuscire a vivere in modo sereno. E la serenità di Lucca mi è sembrata ideale per riflettere su questo: una riflessione sulla prospettiva della fine, che è comunque il destino di tutti noi».

Sul film, che avrà come protagonista il celebre Morgan Freeman, Greenaway non ha aggiunto altro durante l'incontro di giovedì sera in San Micheletto: unico appuntamento pubblico del workshop che il regista sta tenendo al Convictus, l'ex convento di via della Zecca trasformato in residenza d'artista, con dieci creativi giunti da ogni parte d'Italia. Greenaway ha preferito soffermarsi su diversi aspetti della sua concezione di cinema e di arte, regalando una lezione anche al pubblico. Anzi, una vera lectio magistralis di oltre due ore, con una sequenza di potenti immagini, tratti da molti suoi lavori, e tanti spunti interessanti. A partire dalla sua idea sulle origini del cinema. «Non fu inventato dai Lumiere alla fine del 1800 – dice – ma due secoli prima da quattro pittori che iniziarono a usare la luce: Caravaggio in Italia, Rembrandt in Olanda, Velasquez in Spagna e Rubens in Belgio. Furono loro i primi registi».

Del resto l'incontro tra cinema e pittura è il fulcro su cui si muove uno dei suoi ultimi progetti: la rivisitazione in digitale di alcuni capolavori dell'arte classica, da cui è da sempre affascinato. Al pubblico di San Micheletto ha mostrato, tra gli altri, i lavori sul “Cenacolo” di Leonardo da Vinci e “Le nozze di Cana” del Veronese: video stupefacenti, dal ritmo serrato accompagnato dalla musica e con effetti sorprendenti che si sovrappongono senza sosta, a volte scomponendo perfino le opere che sembrano trasformarsi in qualcos'altro. Greenaway ha annunciato che rivisiterà in digitale altri capolavori, tra cui il dipinto “Guernica” di Picasso e il “Giudizio universale”, il famosissimo affresco di Michelangelo che decora la Cappella Sistina a Roma: a quest'ultimo lavorerà in occasione dei restauri, nel 2021. All'incontro in San Micheletto, i partecipanti al workshop che terminerà domani 30 giugno. Organizzato da Lucca Experientia Artis, è il primo di una serie di corsi previsti nell'ex convento del centro storico: il prossimo, dal 15 al 21 luglio, vedrà protagonista il fotografo Toni Thorimbert, dal 12 al 18 agosto ci sarà la soprano Raina Kabaivanska. —

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