Il Tirreno

Lucca

l’analisi 

Prodotti giusti per i clienti «Questa la nostra missione»

G.P.
Prodotti giusti per i clienti «Questa la nostra missione»

Togni, direttore generale di Bper, traccia uno scenario dell’economia attuale ma anche dei bisogni dell’impresa. E delle difficoltà nella concessione dei crediti 

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LUCCA. Storia, famiglia e territorio abbiano detto che sono gli ingredienti per provare a raggiungere l’eccellenza. E la banca? La banca è il contesto, ovvero il soggetto che permette a imprenditori ambiziosi di realizzare i loro sogni. A parlare del ruolo degli istituti di credito e del loro rapporto con i territori è stato Fabrizio Togni, direttore generale di Bper, la banca che grazie alla fusione per incorporazione con Unipol Banca, avrà sul territorio toscana 34 sportelli. «Operiamo in uno scenario che sta cambiando velocemente – dice – Negli anni ’90, con la liberalizzazione, ci fu la corsa ad aprire gli sportelli. Oggi invece si tende di più a chiuderli perché con le nuove tecnologie i rapporti tra banca e clienti sono cambiati». Sono lontani i tempi in cui prestiti e impieghi alle aziende venivano fatti sulla base di un rapporto di fiducia o per la stima che il direttore aveva del “fiuto degli affari” di un cliente. «Ci sono i rating e tutta una serie di parametri da seguire – dice Togni – Banca d’Italia pretende la tracciabilità di ogni decisione quando si parla di affidamenti alle imprese. Ecco, noi oggi dobbiamo essere bravi a coniugare l’algoritmo con le peculiarità di un territorio: questo significa anche ridisegnare i processi sulla base delle necessità delle piccole e medie imprese. Dobbiamo cercare di personalizzare il prodotto e di offrire il prodotto giusto al cliente giusto. Questa deve esser la nostra missione». . All’incontro è intervenuta anche la professoressa Elena Gori, docente di Economia aziendale al dipartimento di scienze dell’Economia dell’università di Firenze. «Le nostre imprese e in particolare i nostri distretti sono attrattivi ma non sufficientemente competitivi sugli scenari globali – ha spiegato la docente – e sui motivi di questo status quo occorrerà fare delle riflessioni. Per quanto riguarda l’economia Toscana, i settori trainanti sono essenzialmente tre: il turismo che quest’anno ha raggiunto i 48 milioni di euro, con il segno “+” rispetto al 2017 ma anche qui si intravedono delle criticità. Ad esempio, che su questo fronte perdiamo durante l’estate e sulle coste. Un dato preoccupante considerando la vastità del litorale toscano».

«C’è poi il business della moda – ha continuato la professoressa Gori – La maggior parte dei nostri distretti afferiscono a questo settore che però continua ad avere dei talloni d’Achille: l’eccessiva frammentazione e i problemi di inquinamento di molte sue lavorazioni. Infine, ci sono le esportazioni, che da sempre sono un cavallo di battaglia della nostra regione, sebbene nell’ultimo anno abbiano fatto registrare una frenata quantificabile in un -1%. Vola, in particolare il farmaceutico, che ha fatto registrare un grosso incremento alla voce export. Bene anche il cartario. Ora ci dobbiamo interrogare su come migliorare le nostre aziende: devono essere pronte per la rivoluzione 4.0». A patto che alcune, ad esempio Sofidel, non abbiano già effettuato questa trasformazione anni addietro, tanto che quella spinta propulsiva ormai è alle spalle e si guarda ai nuovi scenari. Sempre partendo dai territorio e dalle loro storie. Magari con le banche pronte a fornire la forza (economica) che conclude trasformando le idee in atto. —

 

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