Il dolore
Lucchese, senza l’ingegner Romano la serie D diventa un miraggio
Dopo il dietrofront del GhiviBorgo serve un imprenditore disposto ad investire 350mila euro soltanto per l’iscrizione in soprannumero alla A dei dilettanti
LUCCA. Alle 22,42 di mercoledì tramonta il progetto di rinascita della Lucchese. Perché sul cellulare dell’avvocato De Feo - il legale dell’ingegner Marco Augusto Romano che in un’intervista esclusiva a Il Tirreno aveva rivelato di essere al rush finale per entrare in possesso del club rossonero - arriva da un sms di uno dei soci del GhiviBorgo che annuncia la volontà di rinunciare alla cessione delle quote. Più di un lettore potrà restare perplesso di fronte all’incipit. E allora è giusto spiegare quello che stava accadendo.
Il progetto dell’ingegner Romano era quello di acquisire una società di D della provincia di Lucca (il GhiviBorgo di patron Marco Remaschi) e attraverso la Lucchese femminile, con sede nella periferia cittadina, trasformarla con modifica dello statuto del club della Valle (cambiamento dei colori sociali, della sede e del consiglio direttivo) in GB Lucchese, squadra rappresentativa della città di Lucca. Operazione fotocopia a quella del Cesena, fallito in B nel 2018, con il Romagna Centro. Con il club romagnolo diventato RC Cesena, capace di vincere il campionato di D e tornare nei professionisti dove riacquisterà l’originaria denominazione Ac Cesena. Il motivo? Duplice. Da un lato un risparmio notevole sui costi e quindi risorse da impiegare nel settore giovanile visto che l’iscrizione in D ex novo di una società rappresentativa della città sarebbe costata 300mila euro in soprannumero (il 2 aprile la Figc ha raddoppiato il balzello che la scorsa stagione era di 150mila euro) più 50mila euro di tassa d’iscrizione. Dall’altro un modo per accelerare i tempi e mettersi a lavoro per allestire una formazione competitiva visto che Prato, San Donato e Gavorrano puntano a vincere la D.
Peraltro la trattativa andava avanti, a fari spenti, da almeno un mese e mezzo. E ieri mattina Romano, accompagnato dal suo legale e dal dg Tito Corsi - che mercoledì sera a Forte dei Marmi assieme al ds in pectore Marco Lancetti sono stati informati via whatsApp del naufragio della trattativa - avrebbe dovuto recarsi dal notaio per sancire il passaggio di proprietà e incontrare il sindaco, con cui aveva già parlato trovando l’accordo, per ottenere l’utilizzo del Porta Elisa.
Invece, amareggiato, è ripartito alla volta della capitale: «Era tutto definito: pronto l’organigramma, Favarin aveva dato il consenso e stavamo contattando i calciatori. Una mazzata che non mi aspettavo. Evidentemente c’è qualcosa sotto: aspetti politici che mi sfuggono e riguardano l’assessore regionale. È mancata chiarezza e trasparenza. Avevo puntato su Lucca. Il mio progetto nel giro di 5-6 anni avrebbe riportato la squadra in B. Cosa accadrà ora? Mi appello al sindaco Tambellini che, nei miei confronti, è stato corretto. Si adoperi affinché vi sia una riflessione e un cambio di orientamento da parte del GhiviBorgo. Le alternative? Possiamo sentire se le altre squadre provinciali che militano in D (Real Forte e Seravezza) sono disponibili all’operazione oppure se il primo cittadino, una volta aperto il bando per la costituzione ex novo della Lucchese, ci aiuta a trovare imprenditori che garantiscono l’iscrizione in soprannumero in modo che noi possiamo lavorare sulla squadra e sul vivaio. Altrimenti abbandoneremo il progetto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
