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BOTTA E RISPOSTA 

De Feo: «Sono in malafede» Malloggi: «Nessuna caparra»

De Feo: «Sono in malafede» Malloggi: «Nessuna caparra»

Il consiglio direttivo del club ha respinto a maggioranza   l’ipotesi di cedere le quote  al gruppo dell’ing. Romano  Un mese e mezzo inutile  

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LUCCA. Ora volano gli stracci. E nessuno vuol assumersi la responsabilità di una cessione del titolo Ghivizzano Borgo a Mozzano che avrebbe dato una mano alla città di Lucca e alla gloriosa Lucchese. Si va dal «ci avete cercato voi» al «non ci è stata versata nemmeno una caparra», dai rinvii continui per il preliminare di acquisto da parte dei soci del GhiviBorgo al loro «imbarazzo» di fronte a reazioni interne da parte di sportivi e di consiglieri comunali di Coreglia. Insomma, la partita sembra chiusa. A meno che la politica non intervenga per cercare di ricomporre la diatriba in nome della Lucchese. A ieri sera però, parole di Giovanni Malloggi, uno dei 7 del direttivo: «La partita è chiusa. Restiamo il GhiviBorgo».

LA RIUNIONE DECISIVA

Il consiglio direttivo del GhiviBorgo formato da 7 persone (il presidente Fabrizio Nieri, il segretario Emilio Volpi, Paolo Tintori, Sandro Pieri, Pierangelo Pellegrini, Alessandro Remaschi e Giovanni Maloggi) si è ritrovato per mettere a votazione la decisione - che pareva scontata - di arrivare alle dimissioni dei vecchi soci e all’ingresso dei nuovi con modifica dello statuto che avrebbe portato a trasformare il GhiviBorgo nella nuova Lucchese. In un clima surriscaldato dalle polemiche il no ha prevalso per 4-3 il niet alla cessione. Particolare non trascurabile: uno dei consigliere del direttivo ha cercato di contattare l’avvocato De Feo, legale di Romano, per comunicargli che non aveva ricevuto la fideiussione da 50mila euro da Romano. E alcuni si sono lamentati perché non era pervenuta una caparra di almeno 10-20mila euro. Alle 22.42 è stato inviato da Malloggi all’avvocato De Feo un whatsApp con su scritto: «Ho provato a contattarla senza successo, purtroppo la riunione peraltro molto accesa, ha confermato la volontà di proseguire in serie D e rinunciare a proseguire qualsiasi trattativa per la cessione delle quote. Buona serata». La domanda sorge spontanea: ma come GhiviBorgo non avevate un accordo (150mila euro per lasciare il titolo pagando debiti con Erario e fornitori)? «Era in ballo anche un anticipo sui debiti a breve. Ma le difficoltà al nostro interno alla fine hanno prevalso». —

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