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Lucchese, parla l’ingegner Romano «Basi solide per rilanciare il club»

Luca Tronchetti
Lucchese, parla l’ingegner Romano «Basi solide per rilanciare il club»

Sviluppo del vivaio, restyling del Porta Elisa, squadra per vincere in D al centro del progetto dell’imprenditore di Cassino

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Toni pacati, modi gentili. Nessun proclama, ma tanto lavoro e investimenti per riportare la Lucchese nel calcio che conta. Marco Augusto Romano, 55 anni, originario di Cassino, imprenditore, sposato e padre di tre figli, è pronto a far rinascere dalle ceneri la gloriosa Pantera. In trent’anni di lavoro ha creato un impero nel comparto legato alla sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro attraverso la «Tecnologia & Sicurezza spa», azienda leader nel settore nata nel 1995 e che oggi ha 25 sedi e un’ottantina di franchising. Fuori dal mondo del lavoro la sua grande passione è il calcio: tifoso dell’Inter e fans di Beccalossi. «Da ragazzino giocavo a centrocampo e il suo estro mi faceva impazzire. Me la presi pure con il grande Bearzot perché non lo convocava in azzurro». Ma visto che sul rettangolo verde non sarebbe mai riuscito a diventare come Beck, Romano si è gettato a corpo morto sul lavoro: «Nei momenti di relax - dice al telefono mentre in auto assieme all’avvocato De Feo sta andando verso Reggio Emilia - mi concedo qualche partita a tennis e quindici chilometri a passo veloce. A Lucca ho ammirato le splendide Mura e penso che, quando gli impegni di lavoro me lo permetteranno, mi metterò in tuta e percorrerò più volte l’intero anello».

LE ISTITUZIONI

Romano ha già incontrato il primo cittadino per la questione stadio. Ricevendo assicurazioni per il presente (concessione dell’impianto in D) e per il futuro (un progetto da portare in autunno in consiglio per mettere a norma il Porta Elisa). «Siamo avanti. Ci sono dei passaggi da completare in tempi brevi, massimo una settimana. Ho già avuto due esperienze nel calcio (Livorno e Reggio Emilia, ma anche sponsorizzazioni nel Frosinone nel suo primo anno in A e nella Lazio), ma a Lucca, almeno all’inizio, voglio affrontare la serie D da solo con le mie forze economiche. Per la parte tecnica il mio alter ego sarà Tito Corsi (dg nella Fiorentina di Pontello ed ex allenatore della Lucchese nella stagione 75-76). Lo conosco da 10 anni. Da quando, in una fiera a Bologna, ci siamo incrociati per motivi extra calcistici. Mi fido soltanto di lui. Sceglierà lo staff e i calciatori».

Continuità o discontinuità nella gestione?

«Scinderei la parte sportiva da tutto il resto. Io sono nato il 28 agosto. Lo stesso giorno di Giancarlo Favarin, l’allenatore che ha portato la Lucchese alla salvezza sul campo e che è apprezzato e stimato dagli sportivi locali. Sarà un caso? Non credo. E in fondo la scaramanzia fa parte del calcio. Quindi è lui la prima scelta. Logicamente potrà portarsi dietro il suo staff (il vice Langella, il preparatore atletico Guidi e il tecnico dei portieri Biato). Per la costruzione della squadra ci penserà Tito Corsi assieme a un diesse di sua fiducia (Marco Lancetti). Sia chiaro: costruiremo una squadra competitiva per cercare di vincere il campionato. Il nostro sarà un programma a crescita graduale. I vecchi soci? Guardi, lo dico con assoluta franchezza. Le società, affinché siano funzionali, debbono essere agili. Un presidente, un direttore, un allenatore, un segretario. Stop. Sono contrario ad un coinvolgimento dei tifosi all’interno della società. Servono ruoli distinti: la proprietà decide, gli sportivi - sulla base dei risultati - applaudono o fischiano. Il tutto nella massima serietà, trasparenza e correttezza. Il marchio? È importante e in futuro siamo disponibili a sederci intorno ad un tavolo con gli interlocutori per cercare di addivenire ad un’intesa trasparente e senza che vi siano forzature o ricatti da una parte o dall’altra. Non è sul logo storico che si fonda la bontà di un progetto».

Nel caso di acquisizione del club quali saranno le priorità?

«Ci interessa particolarmente il settore giovanile. Dobbiamo metter mano alle strutture che, mi dicono, davvero malmesse. Visto che il nostro progetto è a medio-lungo termine vogliamo investire proprio sui campi di allenamento, su istruttori-educatori e sullo stadio. Appena possibile faremo una ricognizione complessiva per capire in che modo intervenire. Visto che tra le mie società ce n’è una che si occupa di pubblicità tecnologica vorrei dare un tocco di modernità al Porta Elisa investendo in immagine con l’inserimento di led in tutto lo stadio».

Perché la scelta di Lucca visto che il presidente di C, Ghirelli, lo aveva spinto a San Benedetto del Tronto e in altri club della sua Lega.

«Ho visto l’affetto della gente verso la squadra. E Lucca ci è sembrata la città ideale per fare un calcio eco-sostenibile e costruire qualcosa di importante per il futuro. Voglio essere chiaro: per noi il bilancio è sacro. Resto senza parole quando vedo piazze come Foggia e Palermo escluse per indebitamento. Se prendo la società prometto che gli sportivi penseranno solo alla palla che rotola». —

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