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In trecento per il libro regalato dalla diocesi

Paola Taddeucci
In trecento per il libro regalato dalla diocesi

Gremito il Salone dell’Arcivescovato. Dopo la presentazione, un buffet per tutti Chi non è riuscito a portare a casa il volume sull’Archivio lo ha potuto prenotare

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Non era prevista così tanta gente. È vero che il libro veniva dato in regalo, con buffet a seguire anch’esso gratis e, in conclusione, una visita guidata. Ma trecento persone a sentir parlare di terrilogi, Canonici, vescovi e pergamene – per di più in una sala calda e senza aria condizionata - sono davvero tante. È stata un successo la presentazione del libro dedicato all’Archivio storico diocesano che si è tenuta venerdì pomeriggio nel palazzo arcivescovile.

Le cento copie preparate come omaggio ai partecipanti sono finite subito; chi è rimasto senza, però, ha potuto prenotarsi per ritirare la propria copia nei prossimi giorni. Affollata anche la visita guidata negli ambienti dell’Archivio, attigui al palazzo. Ma ancora più significativi sono stati la partecipazione e l’interesse per la parte “teorica” - non propriamente argomenti leggeri, anche se solo in apparenza - da parte di una platea che più varia non poteva essere: non solo studiosi, storici dell’arte, archivisti, architetti, restauratori, politici, ma anche tanti cittadini comuni. A testimonianza di come la cultura attiri. Del resto il libro – intitolato “Un archivio, un palazzo, una città” ed edito da Maria Pacini Fazzi – racconta una storia avvincente, che va dal 700 ai giorni nostri: tredici secoli ripercorsi grazie al patrimonio documentario conservato nell’Archivio diocesano. «Documenti di varia natura – sottolinea nell’introduzione il direttore don Marcello Brunini, curatore del volume – che insieme delineano la storia, la presenza, la vicenda di una Chiesa che ha mantenuto sempre stretti legami con la gente del territorio e con una città che è cresciuta e riconosciuta come la città del Volto Santo. Legami rispettosi e creativi che attraverso alleanze e conflitti hanno segnato un archivio, un palazzo, una città». Brunini evidenzia, inoltre, come l’Archivio sia un custode di memoria, non raccogliendo solo la grande storia o le vicende istituzionali di una Chiesa o di una società, ma essendo denso anche di cultura legata al popolo, al suo stile di vita, al suo vivere quotidiano. «A chi desidera cercare – dice - l’Archivio offre un mondo popolare, una cultura dal popolo che propone una lettura dalla periferia delle vicende e delle traversie di un palazzo e di una città». Alla memoria ha fatto cenno l’arcivescovo monsignor Paolo Giulietti nel suo intervento di apertura. «Ricordare – ha detto – è un esercizio essenziale per governare il nuovo, senza esserne dominati, privati di consapevolezza e di direzione. Il passato ci parla di noi, di quello che siamo in quanto veniamo da una determinata storia, da tante contaminazioni che hanno prodotto qualcosa di importante».

Giorgio Tori, ex direttore dell’Archivio di Stato di Lucca, ha illustrato i contenuti del libro, che contiene saggi degli archivisti Valentina Cappellini, Gaia Elisabetta Unfer Verre e Tommaso Rossi, della studentessa Beatrice Maria Chiti e dell’artista Franco Anichini. Questi ultimi, con Annamaria Giusti, già direttrice dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze, si sono soffermati sullo studiolo del vescovo, vero e proprio scrigno all’interno del palazzo arcivescovile. Poco analizzato finora, la Chiti ne ha fatto argomento della sua tesi di laurea. —

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