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anziani nel mirino 

Finto carabiniere tenta la truffa a Castelvecchio

Finto carabiniere tenta la truffa a Castelvecchio

Nuovi tentativi dei falsi militari (segnalazioni anche a Pistoia): «Suo figlio è in caserma, servono soldi per farlo uscire»

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CAPANNORI. Quando i lupi si travestono da agnelli... È quanto sta accadendo da qualche tempo, nell’ultima frontiera criminale: quella delle truffe messe a segno da persone che, spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine, cercano di conquistare la fiducia prima, e soldi poi, delle loro vittime. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, ha avuto come teatro ieri mattina Castelvecchio di Compito, dove un uomo, indossando una divisa da carabiniere, si è presentato a casa di alcuni anziani della zona: l’uomo ha seguito un copione consolidato, uno dei più utilizzati (ma non il solo) dai truffatori “in divisa”.

Ha detto di essere un carabiniere, e ha spiegato alle vittime che il figlio si trovava in caserma, in stato di fermo, e che servivano subito dei soldi per risolvere la situazione. Non è dato di sapere se il metodo abbia avuto successo in qualche caso, fatto sta che la notizia del falso carabiniere, descritto come un uomo dall’aspetto curato, capelli scuri e dall’apparente età di 40-45 anni, si è diffusa in paese, alcuni abitanti hanno segnalato il caso alle forze dell’ordine (quelle vere). . Il metodo è praticamente lo stesso utilizzato in una truffa pressoché identica, dove però il “carabiniere” agisce per telefono: le vittime (sulla cui famiglia evidentemente aveva raccolto informazioni prima) venivano contattate via telefono. Il discorso era pressoché lo stesso: «Suo figlio è stato arrestato, servono soldi per pagare l’avvocato».

Parole spesso accompagnate da parole di incoraggiamento («Si vede che suo figlio è una brava persona, sicuramente si risolve tutto, ma per farlo serve un legale»), e se qualcuno ci cascava ecco che – solo a quel punto – veniva mandato a casa qualcuno dalla “caserma” a prendere i soldi. Un sistema studiato nei minimi particolari: i malviventi lasciavano anche il ricevitore del telefono alzato in modo da intercettare le successive chiamate delle vittime ai cellulari dei parenti “arrestati” e dare maggior credibilità alla truffa. Nel caso di Castelvecchio i truffatori hanno saltato questo passaggio presentandosi direttamente a casa.

E per la piana non è una novità, visto il caso di appena un paio di mesi fa quando, in rapida successione, due finti carabinieri bussarono alle porte di alcuni anziani in diverse zone (vi furono segnalazioni a Lappato, Gragnano, San Salvatore) chiedendo di controllare il denaro che avevano in casa per verificarne l’autenticità. Probabilmente c’è un’unica squadra di “attori” dietro questi episodi, e con altri analoghi avvenuti nella confinante provincia di Pistoia dove, appena il giorno prima del caso di Castelvecchio, due uomini (uno travestito da tecnico dell’acquedotto, l’altro ancora da carabiniere) hanno tentato di entrare nella casa di una donna di 85 anni, a Casalguidi. Il “tecnico” diceva di voler verificare la presenza di mercurio nell’acqua (probabilmente per mettere a seno la truffa dei soldi e gioielli contaminati), ma fortunatamente la donna si è rivelata un osso duro e si è rifiutata di aprire la porta. —
 

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