Il Tirreno

Lucca

il caso 

A Capannori primo consiglio tra le ripicche

Contrasti tra maggioranza e opposizione sulla nomina del vicepresidente Alla fine l’eletto (suo malgrado) sceglie di rinunciare

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CAPANNORI. Non è stato certo nel segno della tranquillità il debutto del consiglio comunale capannorese, che ieri si è riunito per la prima volta dopo le elezioni. Anche su un passaggio formale, che a cose normali dovrebbe costituire un atto di galanteria reciproca tra maggioranza e opposizione, si è acceso un dibattito acceso, per usare un eufemismo, che agli occhi del pubblico non ha fornito certo una bella immagine. Di nessuno.

Questa prima seduta doveva servire a eleggere il presidente del consiglio comunale e il suo vice, ruoli che solitamente, pur non essendoci obblighi statutari in materia, vengono divisi tra maggioranza e opposizione.

I primi screzi sono iniziati subito, al momento della nomina del presidente, che la maggioranza ha avocato a sé, indicando per quel ruolo il consigliere Gigliola Biagini. E prima e dopo il voto ci sono stati i primi screzi, con i rappresentanti dell’opposizione che si sono prima lamentati per il mancato coinvolgimento e, dopo il voto, hanno innescato un diverbio sul concetto di imparzialità con la neo presidente.

Bagatelle rispetto a quello che sarebbe accaduto di lì a poco, al momento della nomina di un vicepresidente, da assegnare alla minoranza. E qui lo scenario ha assunto contorni particolari. La minoranza ha inizialmente indicato un proprio nome, quello di Bruno Zappia della Lega. Un’opzione respinta dalla maggioranza che non voleva un solo nome, ma una rosa di candidati proposti dall’opposizione tra cui scegliere. Una diversità di opinioni che, vista dall’esterno, avevano piuttosto il sapore di reciproche ripicche tra bambini. E invece di trovare l’accordo (è stata necessaria anche una sospensione) la polemica è andata avanti, con anche un’ipotesi della maggioranza di votare un proprio candidato pure alla vicepresidenza. Alla fine il voto, con un quadro finale assurdo: la minoranza ha votato Zappia, la maggioranza ha votato invece – suo malgrado – un altro nome dell’opposizione, Caruso, leghista come Zappia. Caruso che ha subito rinunciato all’incarico. Quindi niente vice e, come in un telefilm (tragicomico) tutto rinviato al prossimo consiglio. —

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