Sicurezza
Chiesa di San Michele, restaurato il pulpito «Opera straordinaria restituita alla città»
I lavori sono durati oltre un mese e sono stati finanziati con 10mila euro raccolti dalla parrocchia e da donatori privati
tesori da salvare
rossella lucchesi
Un mese e mezzo di lavoro e il talento del restauratore Paolo Cecchettini e del suo eccellente staff.
Ma soprattutto la generosità della parrocchia e dei donatori privati che hanno messo insieme circa 10mila euro per portare a termine l’opera. Tanto è servito per il ripristino del pulpito della chiesa di San Michele che ieri è stato presentato alla città, in tutto il suo splendore ritrovato.
«Un’opera straordinaria risalente alla metà del 1500 che meritava di essere recuperata, in quanto prezioso elemento attrattivo della chiesa, meta ogni giorno di centinaia di fedeli e turisti da ogni parte del mondo», ha esordito il dottor Valentino Anselmi funzionario della Soprintendenza di Lucca che ha diretto i lavori, suggeriti dallo studioso Osvaldo Nieri che ha indagato quello che senza dubbio è uno dei più pregevoli capolavori artistici della chiesa. Databile tra il maggio 1558 e il luglio dell’anno successivo, il pulpito (o pergamo) fu realizzato dallo scultore Andrea di Policleto Pelliccia da Carrara, su commissione dell’allora Opera di San Michele in foro e allocato alla quarta colonna di sinistra della navata centrale, dove rimase fino al 30 maggio 1579, quando il Decano Orazio ne ordinò il trasloco alla colonna dirimpettaia.
Della vecchia collocazione sono ancora visibili sul pavimento le tracce della base ottagonale del pulpito che si presenta con una struttura “a calice” ed è composto da un fusto e da uno stelo, con sei scomparti marmorei, presumibilmente di provenienza dalle cave di Seravezza e altrettante specchiature di marmo portoro dell’isola ligure della Palmaria, suddivise da protomi con volti antropomorfi.
Si nota una differenza endogena nella cromia del marmo che, nella parte inferiore, presenta una colorazione tendente al giallo e al grigio in quella superiore, a quanto pare, dovuta all’approvvigionamento nella cava della materia prima.
La parte più importante è senz’altro il bassorilievo in marmo nella parte centrale del pulpito, raffigurante San Michele che sconfigge il diavolo.
Tutto ciò è stato dunque oggetto di un accurato intervento conservativo che ha interessato anche il resto della struttura «che, per fortuna non presentava grosse criticità, ma necessitava di grande attenzione, per la delicatezza dei suoi preziosi componenti» ha aggiunto Paolo Cecchettini, specializzato nel restauro di opere lapidee e autore di altri importanti capolavori del passato, ospitati nella sacrestia della chiesa. Oggetto del restauro sono stati anche la scala marmorea di accesso al pulpito, il corrimano e gli elementi metallici e il perimetro ligneo nella parte superiore della struttura «che - ha spiegato ancora Cecchetini - da troppo tempo versava in condizioni di degrado che avrebbero potuto degenerare, recando danni ingenti».
Le patine organiche alternative distorcevano infatti la fruizione della corretta cromia delle superfici lapidee, mentre una pellicola grassa organica, probabilmente riconducibile alla stesura di antichi trattamenti protettivi con cere, avvolgeva l’intera struttura.
Rimosse le malte improprie composte da gesso e quelle delle fughe degli scalini, alterate dal tempo. Le parti lignee hanno richiesto soltanto un intervento di pulitura e lucidatura, mentre il corrimano ottocentesco si presentava in pessime condizioni, imbottito con fibra vegetale e rivestito di pelle marrone.
Un risultato che entusiasma don Lucio Malanca, il quale, però, ricorda che la chiesa di San Michele necessiterebbe di maggiori attenzioni e pertanto si rivolge alle istituzioni e ai privati «affinché si facciano avanti per offrire il loro contributo e rendere la struttura ancor più attraente e, al tempo stesso, abbiano un occhio di riguardo per altri importanti edifici religiosi della città, e in particolare di alcune facciate che necessiterebbero di un recupero conservativo per mostrarsi in tutta la loro bellezza». —
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