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Accusa i suoceri, ma è una calunnia: a processo

G.P.
Accusa i suoceri, ma è una calunnia: a processo

Una 34enne finisce nei guai: denuncia i genitori dell’ex compagno per molestie sulla nipotina, ma è tutto falso

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LUCCA. Accusa i suoceri di molestie sulla sua bambina di sei anni. Ma è un’insinuazione priva di fondamento e così finisce a processo per calunnia.

Una brutta vicenda familiare quella che nei giorni scorsi è arrivata nelle aule del tribunale di Lucca. I fatti in questione risalgono al giugno 2017: una donna lucchese di 34 anni, madre di una bambina di sei, ha denunciato i suoceri, ovvero i genitori del suo ex compagno nonché padre della piccola, per molestie sessuali. A seguito di uno di questi presunti episodi, che sarebbero avvenuti quando i nonni portavano la nipotina per qualche giorno in una località di mare, la donna si è presentata al Pronto soccorso prima e a una stazione dei carabinieri poi. «L’hanno toccata nelle parti intime», questa in estrema sintesi, l’accusa mossa verso i genitori del suo ex compagno.

La denuncia viene raccolta dai militari e arriva in procura. Finisce sul tavolo del sostituto procuratore Sara Polino, specializzata nei casi di violenza su minore. Il pm avvia subito le indagini e qualche tempo dopo viene organizzato un incidente probatorio in tribunale: nel corso dell’udienza protetta la giovane testimone risponde alle domande del giudice ma il suo racconto non fornisce riscontri alla versione dalla madre. Anzi, sembra quasi smontare il capo d’accusa, tant’è che alla chiusura delle indagini è lo stesso sostituto procuratore a chiedere l’archiviazione. Ma la vicenda non si esaurisce: contestualmente viene aperto un fascicolo nei confronti della madre della bambina, indagata per calunnia. La donna viene mandata a giudizio e il processo si aprirà il prossimo 15 novembre davanti al giudice Nadia Genovese.

Non solo: la donna è stata denunciata anche dall’ex compagno per sottrazione di minore in concorso con il nuovo fidanzato: avrebbe portato la figlia da alcuni parenti fuori regione, impedendo così al padre di vedere la bambina. —

G.P.

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