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Da Lucca la petizione per difendere la privacy di chi subisce violenza

Da Lucca la petizione per difendere la privacy di chi subisce violenza

Iniziativa di Cgil e associazione la Luna per evitare alle donne di dover presentare documenti con i dettagli di quanto sofferto

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LUCCA. Subire un trauma come una violenza di genere, avere un dirittto e avere problemi a farselo riconoscere per un “buoco”nella legge. Succede anche questo, nell’Italia del 2019, il Paese delle norme scritte male e senza pensare a ogni possibile effetto. A scendere in campo contro un problema che avrebbe del paradossale, non interessasse migliaia di donne in difficolà, sono l’associazione La Luna e le Cgil di Lucca, che hanno lanciato una petizione al presidente della Repubblica e ai presidenti di Senato e Camera.

La ragione di questa mossa la spiega Mariarosaria Costabile, segretaria della Cgil di Lucca: «Collaborando insieme alla Luna di Daniela Caselli, ci siamo resi conto che all’interno del Jobs Act c’è un problema che riguarda la privacy delle donne che hanno subito violenza».

Detto in sintesi. Il Jobs Act, che da tantissimi punti di vista è stato criticato dal sindacato, contiene però anche una norma che, invece, è considerata di grande civiltà: la lavoratrice dipendente inserita in un programma di protezione dopo aver subito una violenza di genere può, infatti, chiedere un congedo dal lavoro che può arrivare a tre mesi.

Peccato, però, che la legge preveda che per usufruire di questo congedo deva presentare una certificazione che contiene anche le motivazioni del suo ingresso nel percorso di protezione. In sostanza, in quel documento c’è il racconto di quanto avvenuto alla lavoratrice. Con risultati che hanno davvero dell’assurdo: come il dover presentare al proprio datore di lavoro un certificato su fatti di stalking avvenuti proprio all’interno dell’azienda.

«Secondo noi - continua Costabile - sarebbe necessario indicare soltando il codice, come si fa per un certificato medico. Perché altrimenti ci troviamo davanti, come è successo, a donne che decidono addirittura di non usufruire di questo diritto per tutelare la propria privacy».

La petizione sarà veicolata anche attraverso la piattaforma change.org, oltre che con mezzi più “tradizionali” come alcuni momenti di raccolta firme. —

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