Rene tolto per sbaglio, medici condannati. La vittima: "Ora potrò concentrarmi sulle cure"
Sei mesi di reclusione e un anno di interdizione dalla professione medica. 900mila euro di provvisionale a Dal Porto e famiglia
LUCCA. Tre minuti lunghi come i tre anni d’inferno trascorsi con la paura appiccicata addosso per un errore medico che ti cambia completamente la vita. In quei 180 secondi in cui il giudice Stefano Billet ha letto il dispositivo della sentenza che condannava al massimo possibile della pena (6 mesi di reclusione) tre medici accusati di lesioni gravi, nella testa di Guido Del Porto, 59 anni, imprenditore di San Ginese a cui era stato asportato il rene sano al posto di quello malato, è passata un’intera esistenza.
E alla fine della lettura del dispositivo, la commozione ha prevalso e l’abbraccio con il figlio Giacomo e con l’avvocato Veronica Nelli - che lo ha assistito con competenza e passione in questa battaglia legale - è stato emozionante. Per il sostituto procuratore Elena Leone e per la parte civile è stata una sentenza giusta. Una vittoria su tutti i fronti. Anche su quello risarcitorio.
La provvisionale assegnata per i danni psicologici ed esistenziali in base ad un’invalidità pari all’80% è stata di 600mila euro per Dal Porto e di 100mila euro ciascuno per i due figli e la moglie. Un totale di 900mila euro che dovrà pagare l’Asl, come responsabile civile. Una cifra importante che avrà un ulteriore incremento quando il procedimento varcherà le aule del tribunale civile. In sostanza la richiesta originaria dei legali di Dal Porto e dei suoi familiari, Veronica Nelli e Simona Baccelli, che era di complessivi 1,7 milioni rischia di non discostarsi molto da quello che sarà il risarcimento del danno definitivo.
INTERDIZIONI
Stefano Torcigliani, 60 anni, l’urologo che eseguì materialmente l’intervento chirurgico, Giuseppe Silvestri, 62 anni, di Pescia, l’urologo aiuto chirurgo che era in sala operatoria e la radiologa Claudia Gianni, 43 anni, che effettuò la tac riscontrando il tumore al rene sinistro, ma indicando erroneamente quello destro, sono stati condannati a 6 mesi di reclusione con la sospensione della pena condizionata subordinata al pagamento della provvisionale. E con la pena accessoria dell’interdizione di un anno dalla professione medica. In pratica il giudice ha accolto le richieste della procura alzando di un mese la pena alla radiologa (da 5 a 6) e li ha condannati alla pena massima prevista per l'accusa di lesioni colpose gravi.
PARLA DAL PORTO
«A vincere è stata la malasanità. Di una sola cosa sono contento: che adesso è tutto finito e che posso concentrarmi solo sulla mia salute e ringrazio ancora Dio che ho una famiglia che mi segue e mi infonde coraggio». Guido Dal Porto esce dall’aula del tribunale sollevato. Ringrazia la pubblica accusa («Non ci ho parlato, ma il suo sorriso mi ha fatto bene al cuore»), il professor Cecchi che lo ha operato, stavolta al rene ammalato («Se sono ancora vivo lo devo a lui»), il medico del carcere Luca Ricci («se non era per lui il male l’avrei scoperto troppo tardi») il suo avvocato («È stata per me come un angelo custode») e anche i media («i giornali locali in primis hanno acceso i riflettori sul mio caso e mi hanno seguito con grande affetto»).
Ma non risparmia «frecciate» all’Asl e ai medici condannati: «Festeggiare dopo questa sentenza? Il 14 devo fare un’ecografia e poi a seguire esami su esami. Inutile tediarvi: la mia vita è cambiata quel 14 aprile del 2016 al San Luca. Una cosa tengo a sottolineare: nella vita tutti sbagliamo. Ma ci vuole umiltà e non protervia. Sono ancora ad attendere le scuse di chi ha commesso un errore macroscopico. Questo processo doveva chiudersi 18 mesi fa. Bastava che l’Asl incontrasse le parti e a tavolino potesse imbastire una trattativa che riconoscesse il danno che ho subito facendo un’offerta congrua. Il giudice con la sua sentenza ineccepibile e comprensibile anche all’uomo dalla strada mi ha reso giustizia. La salute però non me la renderà più nessuno». —
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