Sicurezza
Masso killer, assolti quattro professionisti
Erano accusati di omicidio colposo per la morte di un automobilista che percorreva la Lodovica durante una tempesta
Tutti assolti. Manca l’elemento soggettivo (dolo, colpa, preterintenzione) per determinare che il fatto sia di da considerare un illecito di rilevanza penale. Escono dal processo i quattro professionisti accusati di omicidio colposo per la morte dell’imprenditore Sauro Tortelli, 41 anni, residente a Varliano di Giuncugnano, che il 5 marzo 2015 mentre transitava in auto sulla via Lodovica venne centrato da un masso staccatosi dalla montagna prospicente e che, superando le barriere, finì sulla carreggiata proprio nel momento in cui passava la Ford S Max. Ma la formula «perché il fatto non costituisce reato» usata dal giudice monocratico Stefano Billet non inficia però una richiesta di risarcimento danni in sede civile da parte dei familiari della vittima nei confronti dell’ente preposto - la Provincia - al controllo del tratto di strada e quindi anche delle protezioni ad essa collegate. L’inchiesta - condotta dal sostituto procuratore Enrico Corucci - aveva portato prima alla richiesta e poi al rinvio a giudizio - dopo l’udienza gup di fronte al giudice Riccardo Nerucci - di quattro persone: Giovanni Pratali, 61 anni, ex ingegnere della Provincia di Lucca; Antonio Ricci, 58 anni, di Monte San Quirico; Fabio Lo Jacono, 60 anni, di San Concordio e Mario Trivellini, 59 anni, di Lucca.
Al processo si erano costituiti parte civile i familiari dell'imprenditore attraverso gli avvocati Giacomo Ciardelli ed Eleonora Giuliani che hanno nominato come consulente tecnico il geologo Marco Toschi . Durante l’iter processuale gli imputati, attraverso i loro legali, hanno sempre proclamato la loro estraneità sostenendo di aver svolto il compito loro prefissato e quindi di non avere responsabilità sul drammatico incidente causato da un evento atmosferico eccezionale. Per gli investigatori invece se nell'area dove si era staccato il masso finito sulla sede stradale fossero state installate al lato monte della carreggiata barriere di protezione idonee l'automobilista, sposato e padre di due figli, non sarebbe morto. Accanto all'imprenditore viaggiava un'estetista, dipendente del centro benessere Vitality di Piazza al Serchio, che Tortelli stava accompagnando all'ospedale di Pisa per alcuni esami medici. Lei, unica testimone dell'incidente, ricorda un botto fortissimo, il tettino della vettura che si apre e il conducente che si accascia con l'auto senza controllo che va a sbattere contro un camion dalla parte opposta della strada. Una testimonianza agghiacciante. Il masso che causò la tragedia sarebbe caduto da circa 60-70 metri di altezza. Non si sarebbe smosso direttamente. In quel punto, infatti, le raffiche di vento avrebbero sradicato un leccio e - secondo quanto riferito dai rocciatori inviati all’epoca dalla Provincia - le radici dell'albero avrebbero smosso un "castelletto" di rocce. —
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