Attenzione
Cinipide: «Gli attacchi non sono terminati»
Castanicoltore replica a chi aveva parlato di falso allarme «Sconcertato da chi minimizza i danni ai nostri boschi»
BAGNI DI LUCCA. Cinipide del castagno, è vero pericolo? Nei giorni scorsi il presidente dei castanicoltori Ivo Poli, e poi il vicesindaco di Bagni Sebastiano Pacini, erano intervenuti per ridimensionare l’allarme, lanciato da diversi produttori, su un nuovo proliferare dell’insetto, devastante per i castagni.
Ma c’è chi non è d’accordo, come il castanicoltore Enrico Andreucci, che invita tutti coloro che dubitano della recrudescenza del cinipide a visitare i castagni del suo podere Prato Fiorito in Albereta, e nelle circostanti selve intorno a Montefegatesi. Andreucci, sconcertato dalle dichiarazioni di chi minimizza la situazione e il danno che stanno subendo i boschi della Val di Lima e del versante pesciatino-pistoiese. Per quest’area, sostiene, si parla di un vero e proprio disastro che parte da Boveglio e si spinge sul versante lucchese delle Pizzorne e della Val di Lima. «Prendo atto delle affermazioni fatte da chi parla di allarmismo ingiustificato o di cause diverse per la malattia che sta distruggendo i castagni – dice Andreucci – ma se davvero sono stati fatti studi e se si dice che è tutto normale, allora c’è da preoccuparsi sul serio. La pianta del castagno, una volta aggredita, porta con sé il danno subito per anni. La verità è che la produzione di quest’anno non può essere uguale a quella che si raggiungeva negli anni in cui il cinipide non era presente, questo è fuori dubbio. Mi chiedo in quali studi sono stati investiti i soldi che venivano impiegati per i lanci del Thorymus e a quali risultati hanno portato. Qual è la soluzione trovata dagli studi della Regione?».
Anche Andreucci cita l’altra concausa dei danni, ossia un fungo la cui proliferazione sarebbe stata favorita dalle condizioni climatiche di questa primavera, ma invita a non sottovalutare nessuna fonte di pericolo per i castagni: «Ho anche una serra di peonie e contro il fungo ho dovuto fare 6 trattamenti invece dei 2 usuali. Ma anche ammesso che ulteriori danni arrivino dal fungo non mi pare proprio che per la situazione dei castagni si possa parlare di equilibrio biologico normale. Gli attacchi del cinipide sono sempre più forti. Quindi qualcosa non torna. Per quale motivo allora in Garfagnana continuano a eseguire i lanci dell’antagonista del cinipide? Una continua introduzione del Thorymis non può fare che bene e l’Unione dei Comuni dovrebbe potenziarli».
Andreucci chiede comunque quali soluzioni alternative siano state individuate dagli studi e cosa consiglia e quali aiuti dà la Regione per combattere anche il fungo o altri agenti patogeni che fossero stati individuati. Insomma, fatti invece di politica e demagogia: «Dalle mie foto, a disposizione di tutti, gli innesti fatti rimangono stecchi spauriti con la buttata solo nella parte apicale, in cima, non ancora attaccata. Lo sarà l’anno successivo. Ma si vedono bene le galle che hanno infestato la nuova pianta».
A partire da chi contesta le sue tesi il castanicoltore è disposto ad accompagnare «chiunque voglia venire a verificare di persona che cosa accade davvero nelle selve. Non si può negare l’evidenza. Forse è meglio ammettere che al momento non c’è un rimedio certo, che bisogna ancora compiere ricerche. Ma è inammissibile dire che la situazione è normale, sono pronto a dimostrarlo». —
Emanuela Ambrogi
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