Italia
Minacce e danneggiamenti ogni giorno: gli operatori della Pia Casa hanno paura
La Cgil minaccia lo stato di agitazione dopo l’aggressione di alcune sere fa. Pro.Ges: «Attivata vigilanza e due telecamere»
Da un anno si respira un clima di terrore alla Pia Casa. A denti stretti, lo raccontano (chiedendo di non essere riportati con nome e cognome per timore di ritorsioni) gli operatori che ogni giorno si prendono cura di 51 anziani stanziali non autosufficienti e di altri 22 che frequentano il centro diurno, sempre all’interno della struttura sanitaria assistita del Comune in via Santa Chiara. In un anno si è visto e sentito di tutto: minacce ripetute agli operatori, le loro auto graffiate, un furgone destinato al trasporto degli anziani del centro diurno dato alle fiamme, gomme tagliate a ripetizione ad altri mezzi (in un anno si sarebbero spesi 4.000 euro per acquistare pneumatici nuovi), televisori rotti.
L’altra sera, l’ultimo episodio, il più grave di tutti: sotto il loggiato del chiostro della Rsa, un uomo ospite di uno degli appartamenti gestiti dal servizio sociale del Comune, ha aggredito il suo compagno di alloggio. Gli ha stretto le mani al collo – è quanto riportano gli operatori – rischiando di soffocarlo. Solo perché quest’ultimo era intervenuto a difesa di alcune operatrici della Pia Casa che il violento aveva appena minacciato.
Davanti a quest’ultimo episodio il sindacato della Funzione Pubblica Cgil usa toni forti, minacciando di indire lo stato di agitazione. «Anche stanotte (fra il 6 e 7 giugno, ndr) - sbotta la Cgil - ci viene segnalato che sarebbero state forzate le porte di ingresso del centro diurno. Uno stato di cose non più tollerabile, che tiene nella paura e apprensione i dipendenti della Pia Casa che non possono e non devono rischiare la propria incolumità fisica durante i turni di lavoro».
Gli episodi di danneggiamento alle cose e le minacce alle persone sono ben noti. L’ultima segnalazione del sindacato a Pro.Ges, cooperativa con sede a Parma assegnataria dell’appalto per i servizi nella Pia Casa, risale al 5 marzo: si faceva presente «un grave stato di disagio del personale della Pia Casa a causa, in particolare, di un ospite del centro diurno che a quanto ci è dato sapere avrebbe un comportamento non accettabile né per l’ambiente del centro né, soprattutto, per operatori e operatrici».
Interpellata dal Tirreno sulla vicenda, Pro.Ges, attraverso la dottoressa Giovanna Garsi, non si nega. «Abbiamo fatto assolutamente tutto quello che potevamo per proteggere l’utenza e i nostri dipendenti – spiega la dirigente -. Nell’ultimo anno, per i diversi episodi che si sono verificati, abbiamo anche attivato una sorveglianza notturna e installato due telecamere alla Pia Casa. Ogni volta che gli episodi si sono verificati, abbiamo fatto le doverose segnalazioni, con relazione puntuale a forze dell’ordine e assistenti sociali del Comune; con i sindacati abbiamo un ottimo rapporto. Mi preme sottolineare che la persona in questione non è un utente della Pia Casa, ma un anziano inserito in un appartamento dove vive in autonomia. Abbiamo contezza di tutti gli episodi accaduti, ma non abbiamo prove che allo stesso personaggio siano riconducibili tutti gli altri precedenti l’aggressione degli ultimi giorni, come le porte forzate, il pulmino incendiato. Vogliamo che il nostro personale lavori in serenità. Abbiamo chiesto per quell’uomo una nuova destinazione, ma finora non è stato possibile. Continuo a essere fiduciosa nella possibilità di allontanarlo».
«Difficile trovare un’alternativa per l’attuale utente del servizio sociale che ha aggredito il suo compagno di alloggio – dichiara l’assessora al sociale Lucia Del Chiaro -. E’ il problema dei casi sociali gravi: come ti muovi, sbagli. Stiamo cercando di avviare un dialogo con l’Asl per risolvere questa situazione. Intanto abbiamo messo in sicurezza l’uomo aggredito, che divideva con lui un appartamento con due camere separate e una cucina e un salotto in comuni». —
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