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Sfruttava gli operai Imprenditore arrestato

Pietro Barghigiani
Sfruttava gli operai Imprenditore arrestato

I dipendenti dovevano restituirgli metà dello stipendio  e così era diventato un fornitore a prezzi stracciati

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LUCCA. Lo hanno visto accompagnare i dipendenti in banca dove, dopo aver cambiato l’assegno, gli restituivano metà dello stipendio, a volte anche di più. Ed erano cifre di gran lunga inferiori a quelle per le quali avevano lavorato.

È solo uno dei passaggi dell’inchiesta della Guardia di finanza, battezzata operazione “Moonlighting”, in cui è stato arrestato un cinese di 33 anni, Hu Yongquan, Federico nell’italianizzazione del nome. L’accusa è di sfruttamento della manodopera. Almeno una ventina di dipendenti, sedici connazionali e quattro pakistani richiedenti asilo e bisognosi di un contratto. Nessun clandestino nella pelletteria “Angela” di Bientina, intestazione formale alla mamma 59enne dell’arrestato, mai vista in zona, e di fatto gestita dal cinese che da parecchi anni era su piazza con i suoi prezzi stracciati nel settore di cinture e borse. Le indagini della finanza di Pontedera, dirette dal capitano Alessandro Limpido con la supervisione del magistrato Miriam Pamela Romano, sono state illustrate dal procuratore capo di Pisa Alessandro Crini e dal colonnello Giancarlo Franzese. L’operazione ha portato in cella l’imprenditore e a corredo ci sono state perquisizioni con 60 finanzieri in 17 società del settore conciario nelle province di Firenze, Pisa e Prato e anche Lucca. Sono i committenti della pelletteria di Hu, aziende importanti che hanno pure vinto appalti col ministero della Difesa per la fornitura di articoli per uniformi, dalle fondine ad altri accessori. Non ci sono contestazioni nei loro confronti. Gli inquirenti vogliono capire i rapporti su commesse e pagamenti.

Tutto è partito da un controllo di routine nell’estate 2018 dal quale emersero anomalie. È bastato sentire i lavoratori pakistani, che avevano accettato la situazione nella speranza del permesso di soggiorno: «Lavoriamo 12 ore al giorno per 2 euro l’ora – avevano messo a verbale – ma il contratto prevede 4 ore giornaliere con una retribuzione di 7,5 euro all’ora». L’arrestato teneva una contabilità parallela per pagare il nero ai dipendenti. Un dato denota la spregiudicatezza di Hu. Nonostante sapesse degli accertamenti non solo aveva continuato a sfruttare i lavoratori, impiegandoli nel capannone anche di notte, ma li avrebbe pure minacciati di licenziamento se avessero continuato a collaborare con i finanzieri. Scoperta la documentazione del nero in alcuni armadi, l’imprenditore aveva cambiato sistema di rendicontazione. Usava la messaggistica WhastApp. Tutto materiale acquisito dagli investigatori che, in parallelo all’attività, si sono rivolti anche all’Asl. —

Pietro Barghigiani



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