Il Tirreno

Lucca

 

Cinipide, esplode la rabbia degli agricoltori

Emanuela Ambrogi
Cinipide, esplode la rabbia degli agricoltori

Previsioni pessime per il raccolto e la lavorazione della farina: «Gli enti ci hanno abbandonati, bisogna fare come in Garfagnana»

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BAGNI DI LUCCA. Si sentono traditi e abbandonati dalla Regione e dall’Unione dei Comuni della Mediavalle i castanicoltori alle prese con una devastante recrudescenza degli attacchi del terribile cinipide che distrugge le foglie e quindi i frutti dei castagni. . I boschi della Val di Lima, a macchia di leopardo, presentano le foglie dei castagni con la classica bolla prodotta dal cinipide che fa seccare le foglie. Per la raccolta di castagne in autunno le previsioni sono nere. Come per i funghi: senza l’humus delle foglie di castagno sarà difficile trovare gli apprezzatissimi porcini. Come spiega Enrico Andreucci, castanicoltore e agricoltore in Albereta, amena frazione montana vicino a Montefegatesi, è a rischio un intera economia che fa vivere aziende e famiglie e tante attività che fanno accoglienza e ristorazione. E forte è la rabbia, radicata, per la mancanza di programmazione e interventi da parte dell’Unione dei Comuni: i lanci dell’insetto antagonista del cinipide, il torymus, invece di essere incrementati si sono fermati, a differenza di quanto avviene in Garfagnana, dove l’Unione dei Comuni locale provvede da sola ad allevare il torymus e a insistere con i lanci.

Andreucci, che è anche proprietario dell'agriturismo PratoFiorito, che gestisce insieme alla moglie Erika, vive della produzione della farina di castagne e produce anche patate, fagioli e miele che offre nella attività di ristorazione agli ospiti di una residenza da sogno, in un' oasi di rara bellezza. A suo giudizio, sul banco degli imputati c’è soprattutto la Regione Toscana. Per l’agricoltore, la Regione ha dimenticato dal 2015 le difficoltà che devono affrontare i produttori della intera vallata. «La Regione dovrebbe peraltro sapere che il cinipide, ermafrodita, è troppo più forte dell’antagonista - spiega Andreucci - perché può arrivare a deporre anche 200 uova. Il torymus, che si riproduce solo con la femmina, arriva a fare 20 uova e la battaglia parte già in modo impari. Secondo la Regione nel 2015 il problema era risolto, ma purtroppo non è così. Nel 2018 sono stati effettuati dieci lanci dell'antagonista nel comune di Bagni di Lucca, poi più niente».

Oltretutto, afferma il castanicoltore, manca una programmazione coordinata perché anche i comuni limitrofi non si effettuano lanci. «Non è da escludere – aggiunge Andreucci – che sulla recrudescenza degli attacchi influisca la abnorme situazione climatica, ma non c’è stata prevenzione e non ci sono stati studi». Vorrebbe un maggiore aiuto dalle parti politiche perché chi lavora con i castagni e i prodotti del sottobosco sta attraversando grandissime difficoltà. «Questo autunno - continua Andreucci - avremo una produzione di farina molto scarsa. Anche la produzione del miele ne risentirà, a causa del maltempo che ha bloccato la fioritura. Il danno per noi agricoltori è davvero enorme. Bisognerebbe che l'Unione dei Comuni facesse leva sulla Regione e anche sul Ministero: non occorrono grandissime cifre. Decisivo è lo studio per capire come mai questo fenomeno sta assumendo proporzioni gigantesche». —

 

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