Il dolore
I commercianti resistono «Da noi prodotti legali»
Ieri mattina i negozi che vendono la sostanza in versione “light” erano tutti aperti Sospeso invece il servizio a domicilio di “Speedyerba”: «Vogliamo chiarezza»
La resistenza dei commercianti della cannabis light comincia dalle saracinesche aperte. Anche ieri - dopo una notte da incubo trascorsa a scervellarsi su tutti i possibili effetti della sentenza delle sezioni unite penali della Corte di Cassazione che mette un freno al commercio della “canapa sativa” (con un tasso di Thc inferiore allo 0,2%) e dei suoi “derivati” come le foglie, le infiorescenze, l’olio e la resina «salvo che tali prodotti siano in concreto privi di sostanza drogante» - i titolari dei negozi lucchesi erano tutti dietro al bancone. Con un’ansia in più che è quella del clima da “caccia alle streghe” ma senza fare un passo indietro di fronte a un pronunciamento per il quale non sono ancora disponibili le motivazioni e che di fatto, secondo i commercianti, non fa altro che confermare la loro regolarità sul mercato dato che tutto ciò che è in vendita contiene livelli di Thc, principio attivo psicotropo della marijuana, inferiore allo 0,5 per cento, soglia considerata non drogante sia dalla letteratura scientifica che dalla tossicologia forense come ribadito ieri mattina l’associazione Federcanapa.
Ma un primo “ferito” in questo fuoco incrociato post sentenza c’è stato anche a Lucca. Si tratta di “Speedyerba.com”, il servizio di consegna a domicilio di canapa light e prodotti derivati attivo a Lucca e a Capannori dal 22 dicembre 2018. Sul loro sito internet infatti, si legge: «Ci scusiamo per la momentanea sospensione del servizio, stiamo lavorando con i nostri legali affinché sia fatta “chiarezza” su quanto sentenziato dalla corte di Cassazione. I prodotti venduti da speedyerba.com sono da sempre in linea con le normative vigenti non superando il limite di contenuto di Thc dello 0,5, quindi in assenza di effetto drogante».
Una decisione che il collaboratore di Speedyerba Andrea Pardi, 28 anni, insieme al titolare dell’attività Diego Nucci, suo coetaneo, hanno preso per precauzione, su consiglio del legale. «Abbiamo sempre rispettato le norme - spiega Pardi - ogni prodotto che è stato inserito nel nostro catalogo è stato controllato dal seme al confezionamento. Ma parlando col nostro avvocato abbiamo deciso di sospendere. La sensazione è che si stia facendo di nuovo confusione. Si è alzato il solito polverone che ci siamo già respirati in questi anni». A portare avanti una resistenza senza se e senza ma sono invece i commercianti che hanno aperto delle attività sia in centro storico che fuori dalle Mura. Federico Bacci, 44 anni, si è licenziato e ha deciso di investire nella canapa. E l’ha fatto, insieme ad altri due soci, aprendo tre negozi dal marchio “Cannazero”: uno a Lucca sul viale Puccini a Sant’Anna, uno a Barga e l’altro a Casciana. «Per me questo è un investimento totale - spiega Bacci - ho smesso di fare il lavoro che facevo prima e ci metto tutto me stesso. Siamo preoccupati perché vorremo lavorare in maniera tranquilla ma il Paese è questo. Siamo in una zona “grigia” e se ti vogliono prendere i prodotti per analizzarli possono farlo e magari chiudere la tua attività in maniera preventiva. A Barga ad esempio ho avuto tanti controlli...».
«Noi abbiamo sempre lavorato nell’ottica di prevenire una cosa del genere - dice Daniele Palagi, giovane titolare del negozio Glass & Green Cannabis Boutique di via San Girolamo in riferimento a eventuali violazioni - nessun prodotto in vendita supera lo 0,5 per cento di Thc. L’unico rischio sono le infiorescenze ma ci sono analisi certificate del laboratorio che lo dimostrano. Quindi questa sentenza non cambia niente. Il problema è che viviamo in una situazione di “grigio” normativo da quando abbiamo aperto - aggiunge - ed è nostro pieno interesse che il mercato sia regolarizzato. Invece questa sentenza lascia le cose immutate ma è anche facilmente fraintendibile. Quindi è una piccola sconfitta». Palagi ha aperto il negozio in via San Girolamo a giugno 2016 insieme al socio Riccardo Mazzei, già titolare del primo canapa shop in Toscana aperto in via del Brennero. «A rischiare di più è l’agricoltore - dice Palagi - perché è lui che fa le prime analisi. Noi comunque ci siamo organizzati per far analizzare le infiorescenze rivolgendoci a un laboratorio così da essere ancora più sicuri». A poca distanza dalla “boutique”, in corso Garibaldi c’è il “Club Canapa”. «Questo è stato il secondo negozio ad aprire in città - spiegano i titolari Vincenzo Tedesco, che ha anche un altro negozio a Torino, ed Eugenio Menesini - i prodotti che vendiamo di più sono infiorescenze e olii. Abbiamo deciso di andare avanti perché i nostri prodotti non hanno effetto drogante quindi non c’è da preoccuparsi».
È molto arrabbiata invece Ornella Caponero, 28 anni, originaria di San Gimignano, titolare nel negozio “Amsterdam” in via Calderia. «Sono due anni che si fanno gli stessi discorsi - dice - e questo spaventa anche la gente che mi chiede continuamente: “Ma è sempre legale?». —
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