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Emergenza medici al Pronto soccorso di Lucca: «Facciamo fatica a coprire i turni»
I dottori chiedono la chiusura di un ambulatorio ma l’azienda boccia questa ipotesi e chiede la collaborazione di tutti
Pronto soccorso in emergenza per la carenza di medici: l’Asl chiede comprensione ai cittadini e collaborazione a tutto il personale. Il servizio è a rischio, i medici vorrebbero chiudere un ambulatorio ma per ora l’azienda è contraria.
Che la situazione del Pronto soccorso di Lucca fosse di grave difficoltà lo avevamo raccontato già qualche settimana fa e i numeri descrivono quello che sta succedendo meglio di tante parole: i medici in servizio dovrebbero essere come minimo 22 e invece se ne contano 13. Finora si è sopperito con l’utilizzo di tre dottori del 118 che davano una mano a coprire i turni ma adesso una dottoressa è andata in maternità e così organizzare i turni è un’impresa. Se ne sta rendendo conto anche l’azienda sanitaria: «Il momento è difficile ed è necessaria la collaborazione di tutti di tutti per far sì che non si creino disservizi o polemiche inutili».
A parlare è il direttore del Dipartimento dell’Emergenza Urgenza Ferdinando Cellai, responsabile di tutti i Pronto soccorso dell’Asl nord ovest. Quello di Lucca, infatti, non è un caso isolato: siamo di fronte a un’emergenza di carattere nazionale: «Inutile nascondere – prosegue Cellai – che la situazione è complicata e facciamo grande fatica anche a coprire i turni medici nei nostri Pronto soccorso e nelle strutture di emergenza sul territorio. Stiamo garantendo i servizi grazie alla disponibilità e all’impegno del nostro personale, facendo ricorso a tutte le possibilità che la normativa ci consente. A cittadini e istituzioni chiediamo di starci vicini in questo frangente, in attesa che le iniziative intraprese a livello regionale e aziendale ci diano un po’ di respiro». Il riferimento è alle ormai famose delibere approvate dalla giunta fiorentina: la prima mette sul tavolo risorse per pagare in maniera adeguata i professionisti che si metteranno a disposizione in questi mesi di super lavoro; l’altra offre la possibilità di assumere neolaureati formati al lavoro di Pronto soccorso con un corso di tre mesi che la Regione sta organizzando. «Ci sono già le prime iscrizioni», conferma Cellai.
La questione è annosa e forse non è mai stata affrontata in maniera adeguata: «Ai miei tempi ci si iscriveva a medicina in 1.200 – dice Cellai – poi è arrivato il numero chiuso e le scuole di specializzazione hanno adeguato le iscrizioni a quello che è un normale turn over. Ma non si è tenuto conto che il sistema sanitario si è evoluto, che la popolazione è aumentata e che nel giro di pochi anni andrà in pensione quell’ondata di medici entrata in servizio negli anni delle grandi riforme sanitarie». Si calcola che in un lustro appenderanno il camice al chiodo 45mila dottori e non si sa come sostituirli: bandi e concorsi non permettono di reclutarne in modo sufficiente semplicemente perché non ce ne sono abbastanza. Se la Toscana va a pescare tra i neolaureati altre Regioni hanno deciso di richiamare in servizio i pensionati. L’associazione dei medici (Anaao) l’ha definita la Caporetto della sanità pubblica.
Ma torniamo a Lucca. L’invito alla collaborazione non è casuale. La carenza di medici costringe l’azienda a impiegare a pieno regime il personale, magari spostandolo anche da un territorio all’altro. Ma non tutti gradiscono il tour de force e alcuni medici l’hanno fatto presente con tanto di lettera dell’avvocato. Non solo: in un’assemblea convocata d’urgenza il 29 aprile i dottori proposero di chiudere un ambulatorio del Pronto soccorso per far scendere a 3 il numero dei medici in servizio per ogni turno (anziché 4). Un modo per gestire meglio le poche forze a disposizione, ma che rischierebbe di avere ripercussioni negative per gli utenti. Asl respinge questa possibilità ma ammette «che è possibile si renda non più rimandabile la revisione di alcuni aspetti dell’organizzazione complessiva del nostro dipartimento». —
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