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Lucca

Giovane madre morta di setticemia, medico assolto dopo due sentenze di condanna

Giovane madre morta di setticemia, medico assolto dopo due sentenze di condanna

Per i togati della sezione di Corte d’Appello manca la prova oggettiva della responsabilità del sanitario del pronto soccorso

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LUCCA. «Tot capita, tot sententiae», locuzione latina che tradotta alla lettera significa «tante teste, tanti pareri». Certo è che gli effetti della legge Gelli-Bianco sulla colpa medica e le interpretazioni non sempre univoche in materia di omicidio e lesioni colpose derivanti dall’esercizio dell’attività sanitaria hanno portato ieri mattina i giudici di una nuova sezione della Corte d’Appello di Firenze ad assolvere con formula piena («perchè il fatto non sussiste») un medico già in servizio al pronto soccorso del Campo di Marte condannato sia in primo grado (2 anni) che in Appello (12 mesi) con l’accusa di omicidio colposo per colpa medica. Il caso è quello relativo al decesso di Sabrina Baldanzi, 42 anni, impiegata all’ufficio legale Kartogroup, uccisa nel novembre 2011 da un banale virus influenzale.

Alla sbarra era finita il medico Patrizia Gaglianone, 59 anni, originaria di Rosignano, difesa dagli avvocati Marco Meoli e Tiziana Mannocci del Foro di Pisa. I legali, dopo le due condanne, si erano rivolti alla Cassazione e la Suprema Corte, circa due anni fa, aveva deciso di annullare la sentenza rinviando il processo ad altra sezione di Corte d’Appello presieduta dal giudice Alessandro Nencini (il togato che presiedeva la Corte d’Assise d’Appello al processo sull’omicidio di Meredith Kercher) con a latere (relatore) Daniela Lococo. Un annullamento con rinvio che la Cassazione motivò con «l’assenza di dati scientifici esatti sulla percentuale di mortalità all’esito di tempestivo intervento chirurgico per la giovane donna». Per gli ermellini «ai giudici sono mancate le cognizioni scientifiche indispensabili premessa della conclusione processuale».

In sostanza per la Cassazione «non è chiaro in forza di quale dato scientifico è possibile affermare che la percentuale di interventi salvifici varia proprio varia proprio in dipendenza dei fattori presi in considerazione dalla Corte d’Appello. Una lacuna che replica quella del giudice di primo grado che fa riferimento all’età della paziente e all’assenza di patologie concomitanti. Il tutto senza esporre i dati scientifici che danno rilievo a quei fattori e la concreta incidenza riconosciuta. I giudici di merito, in primis la Corte d’Appello, per emettere la sentenza sono ricorsi ad una scienza da essi elaborata».

Così il nuovo collegio d’Appello, dopo la nomina di un perito, avrebbe definito meglio le condizioni di tempestività dell’intervento chirurgico a Sabrina Baldanzi. Arrivando ad una sentenza assolutoria per il medico del pronto soccorso: non è stato provato dal punto di vista oggettivo che il medico sia responsabile del decesso.
Il decesso di Sabrina Baldanzi, madre di un figlio piccolo, avvenne il 5 novembre 2011. Stando all’accusa il medico di turno ael pronto soccorso, la dottoressa Gaglianone, avrebbe sottovalutato le condizioni di salute della paziente morta qualche giorno dopo per setticemia. Il referto dei medici parlava di «shock settico» in corso di peritonite acuta da sezione di ansa intestinale causata da un pregresso intervento di endometriosi ovarica. —
 

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