Sicurezza
Rubata la bandiera della Lucchese a un tifoso storico
Delfo Bandoni, 87 anni, l’aveva esposta come sempre al bar Fuorigiri. Il figlio: «Brutto gesto, aveva le lacrime agli occhi»
LUCCA. Delfo non ha più la sua bandiera rossonera. Da dieci-quindici anni, a ogni vittoria della Lucchese, la esponeva al bar Fuorigiri di San Concordio. Ma sabato notte qualcuno ha interrotto questa sua “tradizione” appassionata portandogli via il vessillo a scacchi. Che più di tutto per lui, tifoso storico della Pantera, aveva un valore affettivo non certo economico. Delfo Bandoni, ex tassista, classe 1932, da quando aveva 13 anni non ha mai smesso di seguire la squadra della città. Al Porta Elisa ha conosciuto sua moglie e anche se piove o tira vento, a 87 anni, continua a essere lì, nei gradini dello stadio a sostenere i ragazzi di Favarin. È stato il figlio di Delfo, Fausto, a raccontare con un post su Fb il furto subìto: un intervento nato soprattutto per sottolineare la mancanza di rispetto da parte di chi ha compiuto questo gesto da condannare.
«Senz’altro è una ragazzata - spiega Fausto Bandoni - dispiace perché sono andati a rubare la bandiera della Lucchese a un uomo di 87 anni che ci teneva tanto. È un simbolo che mio papà sente profondamente e che sfoggia su quel muro. Domenica mattina ci è rimasto male a non vederla più sventolare, aveva le lacrime agli occhi, come se avessero offeso la sua persona. La rimetterò, senz’altro». Sempre Fausto racconta che l’usanza di esporre la bandiera della Lucchese fuori dal bar in caso di vittoria nasce dalla signora Nella del bar Morino all’Arancio. «Da quando è deceduta - racconta - mio padre ha raccolto il testimone di questa tradizione. Quando la Lucchese vince espone la bandiera, quando pareggia si mette fuori a mezz’asta e quando perde non si espone». Per restituire una bandiera a Delfo si sono già fatti avanti in tanti.
«Il Quartiere Giardino si è offerto di dargli una bandiera preziosa - spiega Bandoni - quella della trasferta con la Triestina». . Una vita in rossonero. Su Bandoni ci sarebbe da scrivere un romanzo. La prima partita l’ha vista il 24 febbraio del 1946 allo stadio Monteoliveti di Pistoia. «Interrotta al 16’ della ripresa per invasione di campo dopo un rigore concesso dall’arbitro alla Lucchese» dice Delfo recitando come un mantra la formazione di quel giorno. «Mi portò mio fratello Enrico di 12 anni più grande caricandomi con 15 tifosi sul camioncino. Ricordo quando i tifosi degli arancioni sfondarono la rete di recinzione e picchiarono l’arbitro (il fiorentino Alfredo Goracci) che rischiò la vita. Anche noi ce la vedemmo brutta. Un amico che non c’è più, Sergio Priami, colpì con un paio di sventole alcuni tifosi pistoiesi che ci inseguivano fuori dallo stadio . Salimmo sul camion e ci allontanammo in fretta. Quell’anno la Lucchese vinse il campionato di C e l’anno successivo quello di B e la squadra volò in A. Contro il grande Torino, nel 1949, c’erano 20mila persone al Porta Elisa. Finì 2-2 e ricordo ancora le scintille tra Ugo Conti e il granata Ballarin. Il più forte giocatore della Lucchese? il mio amico Danilo Michelini . Ma anche Fabian, Scarpato e Paci mi sono rimasti nel cuore».
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