Il Tirreno

Lucca

le amministrative 

Il vento della Lega non spira sui Comuni Il centrosinistra tiene le sue posizioni

Riconferma in blocco per sindaci e coalizioni uscenti. A cominciare da Capannori, dove Menesini sbanca

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Domenica notte sono stati in tanti a non prendere facilmente sonno. Più o meno tutti i candidati sindaci (uscenti o no) del centrosinistra, impegnati fino a tarda ora a far di conto con i risultati del centrodestra e, in particolare della Lega. Ma ieri pomeriggio Giano bifronte si è materializzato dalle urne. E, voilà, l’exploit del Carroccio si è improvvisamente dileguato. E il centrosinistra ha mantenuto le sue posizioni. Più in generale si può senz’altro dire che sono state le elezioni delle riconferme: anche il centrodestra ha conservato i sindaci che aveva. E così per la civica di ispirazione grillina di Gallicano con David Saisi.

Per spiegare cosa è accaduto fra i due spogli, il motivo per il quale alcune schede di centrodestra nell’urna delle europee si sono trasformate quasi per magia in preferenze di altro colore alle amministrative, è esemplare quanto successo a Capannori dove la Lega ha superato alle europee la soglia del 41%. Risultato che in teoria, sommato al 6,1% di Forza Italia e al 4,6% di Fratelli d’Italia, avrebbe dovuto portare Salvadore Bartolomei in carrozza nel palazzo di piazza Aldo Moro, il boccone più ghiotto della tornata. Invece le urne delle amministrative hanno premiato il sindaco uscente Luca Menesini che per la seconda volta (ed è un record per la nostra provincia) passa al primo turno. Una vittoria costruita innanzitutto con un investimento pesante sulla propria persona. Una scelta precisa, rivendicata. E alla fine vincente. Che ha messo in secondo piano il simbolo del Partito democratico, quasi diluito fra le altre liste che hanno rastrellato voti e preferenze in tutto l’arco del centrosinistra allargato.

Puntare sulla forza del candidato, dunque. O meglio, della persona. Vale a Capannori, ma vale, cambiate le proporzioni per (quasi) tutti gli altri Comuni che sono andati a votare, in particolare in quelli più piccoli. Ma anche nelle amministrazioni “medie” come Castelnuovo Garfagnana, con la riconferma di Andrea Tagliasacchi o a Borgo a Mozzano con la vittoria-bis di Patrizio Andreuccetti. Ma anche a Fabbriche di Vergemoli, dove Michele Giannini continuerà a governare per altri cinque anni. Certo, non sono mancati i “quasi” colpi di scena. A Barga, ad esempio, Caterina Campani ha faticato più del previsto ad avere la meglio sull’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Feniello. Anche qui, a bene guardare, ha pesato proprio la figura di Feniello: conosciuto e apprezzato, ha saputo concentrare la sua proposta politica su un tema forte (il pirogassificatore Kme), catalizzando i voti degli scontenti. La persona, dunque, e non l’ideologia è quello che ha mosso gli elettori che sono andati a scegliere il proprio sindaco. Non è la prima volta che questo accade, ma con questa forza dirompente non li si era mai visto. In passato non c’era mai stata una simile separazione fra il voto “generalista” (come le Europee) e quello amministrativo. I cittadini sanno bene chi scegliere e sanno valutare se un sindaco e una giunta li hanno amministrati bene. Oggi il centrosinistra mantiene la sua posizione di predominio in Lucchesia (e di questi tempi non è facile) ma la politica locale non lascia mai rifiatare. E per vincere bisogna correre, corre, correre. E investire sulla propria persona, come queste elezioni insegnano. —

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