Italia
Acclamata nei teatri di tutto il mondo «ma “straniera” a Lucca, la mia città»
Un senso di amarezza per il soprano Silvana Froli, ma anche tanti progetti per il Teatro del Giglio e per nuovi eventi
In qualsiasi teatro di paese straniero si esibisca, ottiene ovazioni, riconoscimenti, elogi. L’ultima volta, nel Teatro Statale Accademico dell’Opera a Baku, in Azerbaigian. L’ambasciatore italiano Augusto Massari, le ha inviato una lettera per complimentarsi. Silvana Froli, soprano lucchese, all’estero è considerata a pieno titolo ambasciatrice di Giacomo Puccini, per il talento e la passione con cui interpreta le opere del Maestro. A Lucca è conosciuta, ma poco, pochissimo invitata a esibirsi.
Acclamata all’estero, misconosciuta nella sua città.
«In effetti è così. Non sono esterofila, mi piace la mia città e sono attaccata alla sua identità, al valore che ha sul panorama internazionale. Lucca oggi è conosciuta. Mi fa sorridere quando all’estero mi dicono “sei l’ambasciatrice di Puccini nel mondo”. Ma quando rientri a casa, a parte la dimostrazione di affetto dei cittadini e del fan club dei parenti, che riempie il cuore, l’apprezzamento per il mio lavoro non si riflette nella mia città. ».
Perché secondo lei questo “distacco”?
«Nella mia professione ho solo una bandiera: la musica. Collaboro volentieri con Andrea Colombini, direttore del Puccini e la sua Lucca Festival, non ho amici né nemici. Ma le cose che faccio a Lucca sono solo frutto di mia organizzazione. Oltre a prestarmi per fare cose per altri, perché credo nella funzione dell’opera. Ma dalle istituzioni nessuna chiamata. A dicembre ho chiesto la collaborazione di Comune, Fondazione Puccini e Teatro del Giglio per riportare in auge il concorso lirico durante i Puccini Days».
E come è andata?
«Il Comune non mi ha detto di no, ma non può impegnarsi troppo economicamente. La Fondazione Banca del Monte ha già deliberato un contributo. Dalla Fondazione Cassa attendo risposta. A un certo punto non capisco più se la mia proposta interessa alla comunità o se interessa tanto a me e me ne voglio convincere. Vorrei ricevere più sentimento».
Qual è l’amarezza più grande che prova pensando a Lucca?
«Non sono riuscita a debuttare un’opera nella mia città. Mi piacerebbe che mi dicessero “non ci piaci”. In altri posti danno spazio alle risorse locali e ce ne sono tanti come me che potrebbero avere un ruolo più evidente nella loro città. Puccini è stato “nemo propheta in patria”: sembra che la sua condizione si allarghi a chi lo rappresenta. Altrove gli artisti locali sono privilegiati come lavoratori del teatro. A Baku ad esempio c’erano moltissimi artisti locali. Ci tornerò per prepararli con il direttore artistico, il maestro Sipari di Pescasseroli, all’opera in lingua italiana, hanno voglia di capire quel che cantano. Da noi i ragazzi vanno al conservatorio, e poi? Il loro studio dovrebbe avere continuità nel loro teatro. Perché non creare a Lucca un’Accademia stabile del teatro?»
Invece?
«Lucca non offre niente, vive per lobby, per compartimenti stagni, ci dovrebbe essere un’apertura più onesta. Allora è vero che le Mura circondano la testa dei lucchesi».
Ha un progetto per Lucca?
«La piazza del Teatro del Giglio dovrebbe vivere, il teatro avere porte aperte, nel foyer vedrei un bar, ovunque a Lucca si dovrebbe sentire la musica di Puccini. Lucca ha una storia musicale, quando c’era Don Maggini, faceva un grande lavoro con la Sagra. Lucca è come un’ostrica: se l’apri, trovi la perla, i giovani studenti di musica. Con loro si dovrebbe creare un’orchestra stabile, un coro stabile e il teatro sarebbe una fucina. Come può Lucca essere città della musica se non ne produce e compra solo concerti di artisti esterni».
E le risorse economiche dove si reperirebbero?
«La maggior parte degli enti all’estero produce trecento giorni l’anno e lavora con proprie forze. Le risorse se vogliamo si trovano. Ci sono fondi europei da usare. A Lucca manca una logica di realizzazione, e si sono fatte scelte scellerate per alcuni eventi. Torniamo al teatro di un tempo: oggi è tutto in mano alla politica. Il teatro va gestito con la logica del buon padre di famiglia, facendo leva sulle proprie risorse: gli studenti del conservatorio, dell’istituto d’arte. Se fossi a capo di un teatro, agirei artisticamente in modo diverso. E perché non organizzare a Lucca un festival fra settembre e ottobre».
Si sentirebbe di dirigere il Teatro del Giglio?
«Sì, come direttore artistico».
Continua a riporre fiducia nella sua città?
«Sono una sognatrice, sono i sogni che mi hanno portato avanti, sempre. Ma sono stanca delle persone che non ci mettono la faccia. Invito chi vorrà a scrivermi al mio indirizzo silvanafroli@yahoo.it, anche per fare critiche. Sono disposta a leggere, ascoltare, rispondere». —
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