Il Tirreno

Lucca

Quel senso di smarrimento nel ritorno alla realtà dopo una serata da favola

Massimo bonino*
Quel senso di smarrimento nel ritorno alla realtà dopo una serata da favola

Massimo Bonino, restauratore d’arte e residente nel centro storico e la delusione il giorno dopo la cena di gala di Tagetik nell’ex mercato 

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l’intervento

Massimo bonino*

E così anche stavolta la sontuosa carrozza è tornata un’umile zucca, i possenti cavalli bianchi si sono ridotti in piccoli topi e il magnifico vestito è tornato lo straccio che era. Non sto parlando di Cenerentola, cosa credevate? Descrivo le condizioni in cui il Carmine è tornato dopo la festa della CCH Tagetik del 16 di Maggio.

Vedere il nostro mercato trasformato in quello che potrebbe realmente diventare, se solo i nostri amministratori lo volessero, è una pugnalata che trafigge oltre che il cuore anche il buon senso dei lucchesi.

E invece dobbiamo continuare a essere torturati dalle impalcature del campanile e dai tavoloni del cantiere, oramai marci, che gli organizzatori della festa hanno pietosamente coperto con dei teli neri per non schifare le pupille degli importanti ospiti.

Nel casuale passaggio lì vicino ho avuto modo di conoscere un partecipante all’evento che mi ha chiesto a cosa era destinata la struttura quando non fosse occupata da simili avvenimenti. Devo dire che mi ha colto un senso di nausea inoculata dal ribrezzo che provavo nel dover dire: a niente!

Ho tentato di risollevare lo sbigottimento del mio interlocutore dicendo che però stiamo aspettando il fatidico “piano B” a cui i nostri assessori stanno alacremente lavorando per realizzare un improponibile affidamento.

Ma l’espressione smarrita dell’ospite è restata prepotente.Non so se qualcuno di voi sia riuscito a infilare un mezzo occhio dentro il mercato quella sera…

La chiesa aveva ripreso un’imponenza e una maestosità incredibile… sembrava di sentire risuonare i fasti dei canti gregoriani prima e del vociare cantilenante dei contadini e dei commercianti poi. Percepivi la vita che scorreva di nuovo tra le colonne e i pilastri della struttura trecentesca.

Ora è tornato silenzioso e cupo nonostante la sostanziosa quantità di denaro che, hanno detto, è servito per inderogabili lavori di messa in sicurezza sismica.

Strano. In oltre ottocento anni e qualche centinaio di scosse di terremoto il Carmine non si è mai mosso di una virgola e adesso… sembra che senza quegli orribili contrafforti metallici, appiccicati al fianco prospiciente a via SanGregorio, al primo starnuto la chiesa si disgreghi in un mucchio di calcinacci.

Comunque restiamo fiduciosi, anche se è un’operazione particolarmente impegnativa, e continuiamo a pensare che il “piano B” (in sostituzione al grottesco “piano A”) , che l’amministrazione comunale ha promesso, si palesi almeno nei soliti sette, otto mesi canonici che servono agli uffici preposti per partorire progetti che si sono quasi sempre rivelati ridicolmente irrealizzabili. —

*restauratore

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