Il Tirreno

Lucca

la curiositÀ 

Maschile o femminile? Le cinque in lizza si dividono sulla lingua

F.C.

Due di loro preferiscono il termine “sindaca”,  altre due “sindaco” E per Lucia Rossi è totalmente indifferente

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VALLE DEL SERCHIO. Sindaco o sindaca? Il linguaggio di genere e il timore di commettere errori, non di tipo grammaticale quanto piuttosto di correttezza e precisione formale, è all’ordine del giorno negli ultimi tempi. Infatti, nel mondo delle professioni ed allo stesso tempo in quello delle istituzioni, il dilemma è sempre uno: come si dice? Ossia: declinare al femminile o no? Sindaco perciò diventa sindaca? O basta semplicemente mettere davanti alla parola sindaco l’articolo femminile? Ci sono signore della politica, o del mondo lavorativo, che ci tengono a specificare il loro essere donna, mentre altre tengono a marcare con forza la parità di genere mantenendo tutto al maschile. L’Accademia della Crusca ha avuto già modo di dire la sua: linguisticamente parlando è corretto usare i termini delle professioni anche al femminile. Da un punto di vista più ideologico, ognuna sceglie il termine che meglio si sente addosso: in relazione con sé e con gli altri.

Quindi, nel nostro caso, abbiamo chiesto ad ogni singola candidata come preferisce essere chiamata qualora i cittadini la eleggessero a guida del Comune per cui sono scese in campo. Prima a rispondere, sempre in ordine alfabetico dal nome del territorio comunale dove sono in sfida con gli altri candidati, è Caterina Campani. «Sindaco o sindaca, -inizia la barghigiana- una questione molto discussa in questi anni. Declinare al femminile sarebbe un bel segnale di un riconoscimento della differenza come ricchezza e pluralismo culturale». Benedetti, invece, qualora il territorio di Borgo a Mozzano le desse la piena approvazione a guidarlo la vede diversamente: «Preferisco il termine sindaco». Lucia Rossi, candidata a Careggine ragiona così: «Le due espressioni sindaca o sindaco, nella lingua italiana, portano allo stesso risultato quindi mi è totalmente indifferente e non ho preferenze fra i due. Le persone potranno usare il termine che preferiscono, non sarò di certo io a fare distinzioni tra maschile e femminile».

Silvia Bianchini, in lizza alla poltrona amministrativa di Castelnuovo Garfagnana, dà questa sua visione del cavillo: «Direi che anche sindaca non mi dispiace». Infine, Raffaella Mariani in corsa verso il municipio di San Romano, pensa che il termine a lei più congeniale nel cammino per ottenere parità di genere sia «sindaco». —

F.C.

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