Italia
Il Comune cerca 10 milioni per il Carmine
È la cifra necessaria per la messa a norma antisismica. Il prossimo bando per la gestione sarà diviso in tre lotti diversi
lucca. Il Comune cerca risorse per completare il recupero del Carmine. Dopo i lavori di ristrutturazione eseguiti con i soldi della Fondazione Cassa di Risparmio (tre milioni più i fondi per il rifacimento del tetto, il primo degli interventi che furono realizzati) servono altri dieci milioni di euro, la cifra necessaria per mettere in sicurezza tutta la struttura in osservanza della normativa antisismica. Tre milioni e mezzo servono soltanto per la parte dell’ex chiesa, lo spazio destinato - secondo il progetto su cui l’amministrazione aveva costruito il bando per assegnarne la gestione, poi andato deserto - alla media distribuzione.
E questo è uno dei fronti su cui l’amministrazione sta lavorando, come spiegano gli assessori Gabriele Bove (delega al patrimonio) e Valentina Mercanti (commercio).
L’altro fronte è la valutazione dei lavori necessari nei tre settori del complesso trecentesco dell’ex mercato, a seconda di quella che sarà la loro singola destinazione: ancora un mese e poi l’analisi, sottolinea Mercanti, dovrebbe essere pronta.
E poi? Sulle ceneri del primo bando, potrebbero esserne costruiti tre: ex chiesa per la grande distribuzione, chiostro per il mercato alimentare e i negozi di vicinato, secondo piano per la destinazione ricettiva.
L’impegno a “consegnare” il Carmine già a norma dal punto di vista della legge antisismica, è in funzione della volontà di renderlo più appetibile: nel bando andato deserto la messa a punto in questo senso era richiesta all’eventuale gestore dell’intero complesso. Intanto il tempo passa.
«Stiamo cercando risorse per continuare la ristrutturazione - spiega Bove -. L’idea poi è di dividere le volumetrie e fare tre pacchetti. La cena di gala che vi è stata organizzata da Tagetik (il 16 maggio, ndr) è stata l’occasione di creare ulteriore attenzione sulla struttura. Continua una spicciolata di sopralluoghi da parte di imprenditori locali e da fuori, ma finora non hanno dato luogo ad alcuna certezza. Abbiamo anche incontrato le attività presenti, per invitare tutti a remare nella stessa direzione. La valorizzazione del Carmine è un’operazione fondamentale per la città, va nella stessa direzione della valorizzazione di Palazzo Guinigi. Non ci preoccupa tanto la gestione unitaria del Carmine quanto il mantenimento della sua caratteristica per la città: è questo il vero problema. Noi vogliamo che continui ad essere la sede di attività artigianali. Continueremo a organizzare eventi, per tenere alta l’attenzione e l’interesse». —
Barbara Antoni
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