Il dolore
Diamanti a prezzi gonfiati bancari e clienti in piazza per chiedere rispetto
Quasi mille persone alla manifestazione organizzata dai lavoratori Bpm Presenti anche le associazioni dei consumatori: cori davanti alla sede della Crl
“I veri diamanti sono i nostri clienti”. Quasi mille persone ieri mattina sono scese in piazza a Lucca per lo sciopero-manifestazione che vedeva fianco a fianco dipendenti delle filiali del Banco Bpm e clienti in attesa di risarcimento. Anche se stanno sui lati opposti dello sportello bancario, loro malgrado sono tutti coinvolti nell’affaire diamanti, ovvero nella bolla dei gioielli della Intermarket diamond Business (Idb) poi fallita, venduti a prezzi gonfiati a ignari clienti con l’intermediazione degli sportelli bancari. Uno scandalo che in Italia coinvolge circa 19mila persone: tante sono le richieste di rimborso pervenute a Bpm e Unicredit per un totale di 645 milioni. Mps, Intesa Sanpaolo (che avevano patti commerciali con la Diamond Private Investment) e Unicredit (Idb ) hanno deciso di risarcire i clienti mentre il Gruppo Bpm per ora offre somme molte inferiori a quelle investite inizialmente (dal 30 al 50%). Così, dopo che l’ennesimo tentativo di conciliazione del 29 aprile è andato a vuoto, i dipendenti del colosso bancario della Toscana e delle province di La Spezia, Genova, Verona e Venezia hanno deciso di manifestare. All’iniziativa si sono poi unite anche le associazioni dei consumatori. Sede dell’evento Lucca, che ha avuto un elevato numero di casi: oltre un centinaio.
Nonostante la pioggia battente il corteo formato da colletti bianchi, risparmiatori e correntisti si è ritrovato puntualmente in piazza Santa Maria alle 10,30 e da lì si è messo in marcia lungo Fillungo e piazza Napoleone sino ad arrivare in piazza San Giusto, dove c’è la sede della Cassa di risparmio di Lucca che fa parte del Gruppo Bpm.
Durante il tragitto la pioggia cessa e partono i cori: i lavoratori e i clienti delle banche chiedono due cose: rispetto e rimborsi. C’è grande amarezza ma in molti si tirano indietro quando si tratta di metterci la faccia e raccontare fatti che coinvolgono in prima persona: un po’ per vergogna, un po’ per timore di rappresaglie. Chi non ha timori è Chiara Della Togna, cassiera a Lammari e rsa per la Fisac Cgil: «I diamanti ci vennero presentati come un bene rifugio – racconta – In po’ come l’oro per il quale però non abbiamo l’autorizzazione alla vendita. Erano destinati solo a un certo tipo di clientela, inizialmente piuttosto ristretta, ma quando i mercati sono calati a picco e gli investimenti tradizionali (titoli azionari, bot e mercato immobiliare, ndr) sono diventati poco remunerativi o eccessivamente rischiosi, in tutti gli sportelli del gruppo ci si è messi a vendere diamanti. La verità? L’abbiamo scoperta da una puntata di Report: è venuto fuori che le quotazioni pubblicate su alcuni quotidiani erano pagine pubblicitarie a pagamento della Idb e che in realtà non esistono quotazioni ufficiali: in pratica una bene che noi vendevano a un certo valore ne aveva molto meno. Ci è cascato il mondo addosso, un po’ per la perdita di credibilità che abbiamo avuto nei confronti dei clienti a cui l’avevamo proposto e un po’ perché anche molti dipendenti ci avevano creduto e avevano acquisito diamanti». —
Altro servizio a pag. 9
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