Sicurezza
Polemiche sul manifesto: «È un plagio». Ma l’organizzazione lo difende
L’abbraccio fra umana e androide è stato contestato su Internet: della vicenda si è occupato anche un sito americano. Vietina spiega la genesi del lavoro: «Quando ho visto la prima realizzazione ho voluto ambientarla nel teatro»
Umano, troppo umano. Al punto di scatenare un dibattito feroce che non ha risparmiato nessuno. Né Barbara Baldi, la disegnatrice del manifesto 2019 dei Comics, né la stessa Lucca Crea che per questa edizione ha scelto appunto il tema "Becoming human", diventare umani. Una vicenda iniziata nella cerchia, nemmeno troppo stretta, di illustratori, fumettisti e appassionati. Ma che poi ha straripato, complici i social network, ben oltre questo confine. Al punto che prima Lucca Comics ha risposto con un comunicato e poi - nella giornata di domenica - a occuparsi della questione con un lungo post su Facebook del direttore generale Emanuele Vietina.
Una cosa del genere, almeno negli ultimi anni, non era mai successa. I manifesti, affidati a grandi nomi dell’illustrazione e del fumetto, avevano avuto alterne accoglienze e alterne fortune. Ma mai si era formata un’onda di critiche che mette in questione l’originalità stessa del lavoro della Baldi accusandola, nemmeno troppo velatamente, di plagio.
A far detonare la polemica è stata, con tutta probabilità, la tecnica scelta da Baldi (peraltro autrice pluripremiata): quella del photobashing, che consiste nel sovrapporre proprie creazioni a fotografie o sfondi 3d. Una modalità piuttosto usata, tra gli altri, dai designer dei videogiochi ma che mai era stata adoperata per un manifesto di Lucca Comics. In concreto, Baldi ha utilizzato uno sfondo del Teatro del Giglio per far risaltare l’abbraccio fra la donna “umana” e l’uomo “androide”. Solo che entrambi i pezzi del collage sono stati criticati.
Sulla foto di sfondo, in tanti si sono chiesti se Baldi avesse i credits per utilizzarla e perché adoperare un'immagine da alcuna ritenuta non perfetta dal punto di vista artistico. Riguardo all'androide, la polemica si è concentrata sul suo braccio, ritenuto molto simile alla creazione di un autore ucraino, Vladislav Ociacia.
Le onde del sasso tirato nello stagno si sono amplificate quando della questione si è occupato il sito specializzato “Bleeding cool” che ha pubblicato le immagini originali sia del Giglio che del braccio di Ociacia.
Le polemiche hanno investito anche direttamente Baldi, che ha risposto su Facebook, non facendosi mancare una dose di ironia («Il mio prossimo fumetto si chiamerà "Il Braccio dell'Androide". Già vedo il pubblico in delirio», ha scritto). Ma chiamata in causa è stata anche la stessa Lucca Comics, che ha spiegato come l’organizzazione e l’artista fossero in possesso dei diritti per utilizzare le due immagini.
In particolare, quella di sfondo è stata concessa dallo stesso Teatro del Giglio (e questo, francamente, poteva essere intuibile visto che sia il Teatro che Lucca Crea sono partecipate dal Comune), mentre il braccio meccanico è stato messo a disposizione dallo stesso autore come immagine libera da diritti sull’archivio online Shutterstock.
I Comics hanno poi precisato qualcosa di più sulla nascita del manifesto: «L’artista non ha realizzato solo un’immagine, ma un vero e proprio racconto d’amore che incarna appieno il senso del tema Becoming Human. Un manifesto visivo ma anche un manifesto di intenti: il Festival come luogo analogico in cui interrogarsi su cosa significhi essere umani. Il poster 2019 è quindi un oggetto ibrido, nella tecnica e nelle intenzioni, un’illustrazione che cita la concept art e usa il photobashing, mescolando elementi fotografici a elementi illustrati digitalmente. Una tecnica tra collage e matte-painting, colma di easter eggs (più o meno immediate) da cogliere per capire il lavoro di ricerca che ne ha preceduto la realizzazione».
Parole che non hanno convinto tutti al punto che lo stesso direttore della manifestazione, Emanuele Vietina, è intervenuto su Facebook, spiegando la genesi del manifesto: «Il teatro è un pallino del nostro gruppo di lavoro, ed è stato il sottoscritto a proporre a Barbara di sostanziare la nostra direzione artistica ambientando la narrativa dell’affiche in un interno. Quando ho visto la sua prima realizzazione, quella vicinanza di corpi quasi klimtiana che mi ricordava l’abbraccio tra Miller e Manara del 2016, ma anche le atmosfere di Turandot o Butterfly, mi ha fatto scattare immediatamente il ponte con quel palco dove tutto è nato nel 1966, il luogo dove spettatori e attori alla fine tornano un po’ più umani arriva lo spunto, arriva la proposta. Facciamo danzare queste due anime belle sul palco dei palchi. Quello che David Pascal aveva riportato in esterno nel poster del 1978, partendo da una cartolina del Teatro del Giglio e aggiungendo il pubblico di allora composto da autori, accademici, entusiasti». È l’importanza (forse la preminenza?) del messaggio, che passa attraverso la tecnica, sembra dire Vietina. Che spiega di non aver paura del confronto: «Quello che sta succedendo sui social è una viva ed energica discussione sull'arte e sull'illustrazione, sulla tradizione affichista, senza punti di vista che necessariamente pesano di più rispetto ad altri. Una verità al centro: siamo a Lucca per discutere e confrontarci, provare, sbagliare, esaltarci e sottoporci al prossimo esame tentando, con nuove traiettorie, di mantenerci in equilibrio tra innovazione e tradizione».
Sì, il dibattito sì, si può dire rovesciando Nanni Moretti. Vedremo fino a quale punto questo dibattito si spingerà e se avrà il fiato per arrivare fino alla fine di ottobre quando la manifestazione aprirà i suoi cancelli. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
