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Il prof scrittore eternamente sospeso tra Lucca e la Calabria

flavia piccinni
Il prof scrittore eternamente sospeso tra Lucca e la Calabria

Giuseppe Calabretta ha presentato al Salone di Torino il suo ultimo romanzo. Ha iniziato a scrivere nel 1991

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flavia piccinni

«Quando sono arrivato a Lucca la prima impressione è stata quella di una città morta. Le strade buie e deserte già dopo il calar del sole, le macchine che viaggiavano sulle Mura, quasi tutte le piazze occupate da parcheggi e l’offerta culturale che si limitava alle stagioni del Teatro del Giglio, prosa e lirica, con la sola eccezione del Circolo del Cinema che offriva film di livello». E poi? «E poi è successo che mi sono innamorato».

Parla così Giuseppe Calabretta, insegnante in pensione con un passato nella politica e un presente fra le lettere: quelle da lui scritte, e quelle affannosamente consumate fin da bambino. «Il primo ricordo che ho di un libro – mi spiega - è legato a un caro maestro dal quale andavo a ripetizioni durante l’estate, perché non ero portato per l’italiano. Pensare e parlare in dialetto, come si faceva al paese in quei tempi, non aiutava il passaggio a una lingua standard e spesso formale. Lui, vedendo con quanta bramosia guardavo la sua ricca biblioteca, mi regalò “Zanna Bianca”. Da allora non mi sono più separato dai libri, ne ho macinati tanti, e tanti ne leggo ancora».

Non è un caso che Calabretta sia appena rientrato dal Salone di Torino, dove ha presentato il suo ultimo libro: «Ho iniziato nel lontano 1991 con il romanzo Il cielo senza sole. Devo la pubblicazione alle parole di Guglielmo Petroni che, dopo aver letto la prima stesura, mi spronò ad andare avanti. Nel 1993 è uscito Epolenep, la mia prima raccolta di racconti pubblicata a Lucca da Nero su Bianco, una piccola casa editrice curata da Luciano Luciani». Poi è stato il momento de Il mondo limitato, con Mauro Baroni, dunque altri incontri fortunati e altri libri, fino a quando non si è creato il sodalizio con Andrea Giannasi. Nel 2014 Garfagnana editrice ha pubblicato Due indagini per il commissario Carcade; e poi la collaborazione con lo stesso editore, ormai divenuto Tra le righe libri, è andata avanti con Il mastro il sigaro e la sedia - Romanzo calabrese, nonché con Il delitto sul sagrato, 2017. Di pochi mesi fa è poi I sogni del vecchio marinaio e altri racconti.

La passione per la scrittura è cosa antica. Calabretta parlerebbe ancora, per ore, di titoli editori e chissà cosa. Gli chiedo di fermarsi, e di raccontarmi della sua vita. «Ho vissuto i miei primi vent’anni in Calabria. Prima nel paese natio, a S. Andrea Apostolo dello Jonio vicino Cosenza, dove ho frequentato la scuola elementare e di avviamento professionale, poi a Catanzaro dove ho conseguito il diploma di perito industriale con specializzazione meccanica. Mi sono quindi trasferito a Roma, poi ho fatto il servizio militare ad Asti e nel 1970 sono arrivato a Lucca».

Questa vita, per come te la racconta lui, è un’esistenza fatta di spostamenti lineari; non c’è foga di traslochi, quella polvere che copre le cose prima della partenza, il trauma del cambio d’amici, di stile di vita, l’ansia o la gioia per il futuro. C’è – nelle parole di questo insegnante in pensione – la moglie Maria Pia con cui è unito dal 1975, e poi qualcosa che è silente rilassatezza, un po’ come quella che emerge nei libri scritti in questi anni lucchesi dove è stato in parte politico («Sono stato consigliere comunale per dieci anni e per molti di questi ho ricoperto l’incarico di capogruppo del PCI»), in parte aspirante autore che ha imparato a scrivere “leggendo”.

Gli chiedo ancora di Lucca, e lui sorride: «Mi ha sempre ispirato e continua ancora oggi. Lo si vede in quasi tutti i miei libri, in particolare ricordo il racconto Hannah, una vera e propria dichiarazione d’amore per la città. E poi, i romanzi All’ombra di Narciso e Il delitto sul sagrato sono interamente ambientati a Lucca. Non meno però è la Calabria, dove sono le mie radici». Calabretta si ferma, anche se potrebbe proseguire ancora. Gli chiedo, che cosa sia Lucca adesso, visto il disastroso impatto iniziale. »Oggi le cose sono cambiate» mormora. «Oggi l’offerta culturale è molto più ricca e diversificata, con manifestazioni di rilievo nazionale e internazionale. Paradossalmente bisognerebbe sfoltire e razionalizzare, capitano molto spesso sovrapposizioni tra gli eventi e mi sembra che i recenti tentativi di programmazione concordata siano serviti a poco. Ma, meglio così che una scarsità di occasioni». Certo, meglio così. «Vede, alla fine io a Lucca rimprovero poco, forse una certa tendenza a vivere di rendita, cioè ad accontentarsi di quel patrimonio che la storia gli ha lasciato senza curarsi gran che di curarlo o migliorarlo. Non mi riferisco tanto all’opera delle amministrazioni, quanto alla coscienza degli abitanti e degli operatori economici. Faccio un solo piccolo esempio: com’è possibile vedere, nelle vie principali della città, serrande scrostate, facciate non rintonacate e non ritinteggiate da anni?». —

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