Finanza
«Investitori da rimborsare subito e completamente»
I dipendenti del Banco Bpm in corteo a Lucca con i clienti rimasti coinvolti «Anche noi dipendenti siamo vittime, chi ha sbagliato deve rimediare»
Agli occhi del cittadino, in una società che tende a semplificare tutto, “banchieri” e “bancari” spesso appaiono come la stessa cosa. In realtà sono due universi diversi e a dimostrarlo saranno gli stessi bancari che – per la prima volta nella storia almeno a memoria d’uomo – lunedì mattina, parallelamente allo sciopero, scenderanno in piazza insieme ai clienti delle banche. Più nello specifico saranno i lavoratori del Banco Bpm a manifestare assieme a quei risparmiatori rimasti coinvolti nella cosiddetta truffa dei diamanti. Sì, perché anche i bancari che hanno promosso con i loro clienti quell’investimento, si sentono vittime. Doppiamente vittime, come è stato spiegato ieri dai rappresentanti sindacali dei dipendenti Bpm. Simonica Mennitti (Unisim), Maria Cristina Santini (Uilca), Luca Della Pina (Fabi), Corrado Giani (First Cisl) e Andrea Monti (Fisac Cgil), hanno spiegato i motivi che hanno portato i dipendenti, dopo una serie di assemblee con i lavoratori, a decidere di scendere in piazza assieme ai clienti.
«Molto semplicemente vogliamo che i nostri clienti vengano rimborsati completamente e subito – hanno spiegato i sindacalisti – il nostro gruppo, in questo senso, si sta rivelando un po’ reticente nella rifusione dei danni, mentre altri gruppi coinvolti, seppur non senza difficoltà, sono arrivati a una soluzione». La storia è nota, quella degli investimenti in diamanti, all’apparenza una sicurezza e dall’alta rendita che però, alla prova dei fatti, si sono rivelati “fuffa”. «Toccherà alla magistratura individuare eventuali responsabilità – hanno ripreso i sindacalisti – ma resta il fatto che le banche hanno sbagliato e, quindi adesso, devono trovare una soluzione».
L’affaire ha coinvolto, secondo stime probabilmente per difetto, decine di migliaia di clienti dell’istituto: per 3mila una soluzione, attraverso una transazione, è stata trovata, ma restano almeno 15-16mila casi sotto esame per un importo stimato che supera i 600 milioni di euro. La soluzione, sostengono i rappresentanti dei dipendenti, è semplice, anche perché gran parte delle risorse per procedere con i rimborsi sarebbero già state accantonate, invece.
E, vasi di coccio in questa brutta storia, sono proprio loro, i dipendenti. Come scritto vittime al pari dei clienti che hanno fatto l’investimento. Anzi, doppiamente vittime, dal momento che sono stati proprio loro (senza alcuna commissione o beneficio personale) a consigliare ai clienti l’investimento. Una fiducia tale al punto che molti degli stessi dipendenti avevano investito i propri risparmi nell’acquisto dei diamanti, e consigliato di fare altrettanto ai propri familiari. Il tutto sulla base della documentazione ricevuta dall’azienda, documentazione che – lo si è scoperto dopo – le banche non avevano verificato, con tutto quel che ne è conseguito. Quindi non solo avevano dato, in perfetta buona fede, informazioni sbagliate ai propri clienti (minando un rapporto di fiducia che, soprattutto nelle piccole realtà è fondamentale), non solo avevano spesso loro stessi perso dei risparmi, ma agli occhi del cliente apparivano per ciò che non erano, ossia colpevoli di quanto accaduto. Una sorta di parafulmine insomma: «Molti clienti non pensano che il povero Cristo che è lì davanti è stato truffato come te. Ci sono colleghi che non riescono più a dormire la notte, che si sentono dei carnefici». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
