Il Tirreno

Lucca

IN TRIBUNALE 

Vigile urbano a giudizio con l’accusa di peculato

Vigile urbano a giudizio con l’accusa di peculato

Per gli inquirenti avrebbe sottratto 50 euro dal portafogli di una persona che lo aveva smarrito in centro storico A riconsegnarlo al comando una donna che lo diede in custodia all’indagato

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LUCCA. Non c’è pace tra i «ghisa» del comune di Lucca. Un vigile urbano ultracinquantenne finisce a giudizio con l’accusa di peculato per essersi impossessato di una banconota da 50 euro all’interno di un portafogli smarrito riconsegnato al comando da una donna che l’aveva rinvenuto a terra.

Un caso giudiziario che si aggiunge a quello dell’ex comandante dei vigili urbani, Stefano Carmignani, la cui vicenda tenne banco per oltre due anni con tre filoni d’indagine, tutti finiti con un nulla di fatto, legati a numerose imputazioni: dall’utilizzo improprio dell’auto civetta fuori dall’orario di servizio, alla selezione riguardante l’assunzione a tempo indeterminato di un «vigilino», alle presunte irregolarità nel rilascio di permessi a proprietari di auto nella zona a traffico limitato. Alla fine però Carmignani venne condannato a 2 anni e 4 mesi dal gup p er ricatto sessuale ai danni di una vigilessa. Non solo. Nel marzo 2018 la pistola dell’agente Samuele Belli sparì misteriosamente dall’armadietto degli spogliatoi, per riapparire una settimana dopo, in un corridoio del comando e infine il vigile Giordano Boni, venne sospeso 45 giorni dal servizio, perché stando al Comune espletava un secondo lavoro (quello di messo notificatore) anche nel periodo oltre il quale gli era stata concessa l’autorizzazione e in giorni in cui risultava assente dal comando per malattia (accuse rimandate al mittente).

Nella circostanza, peraltro tutta da chiarire in sede penale, l’ultracinquantenne agente della municipale nel maggio 2018 ricevette una donna negli uffici comunali. Aveva trovato a terra, in una strada del centro storico, un portafoglio con dentro documenti e denaro. E, da brava cittadina e con doveroso senso civico, aveva portato il portafogli ai vigili urbani affinché lo consegnassero al legittimo proprietario. La stessa donna, vedendo il nome sui documenti, attraverso i social aveva rintracciato la persona che aveva smarrito il portafogli e gli aveva scritto che lo aveva ritrovato consegnandolo ai vigili urbani. Lui l’aveva ringraziata e si era recato al comando per riprendere ciò che aveva smarrito. Ma all’interno mancava del denaro: 50 euro.

A quel punto erano scattate le indagini della polizia municipale - dopo la denuncia del derubato presentata ai carabinieri - che hanno portato all’individuazione dell’agente ultracinquantenne. Il motivo? Era la persona che ha ricevuto il portafogli. Il vigile urbano nega ogni addebito. Resta difficile capire come un pubblico ufficiale possa rischiare l’incriminazione per una cifra così modesta. Si tratta di un processo indiziario che potrebbe chiudersi anche con un non luogo a procedere.

L’udienza è stata fissata per il mese di giugno, ma è probabile che vi sia un rinvio tecnico e se ne parli nell’autunno 2019. —



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