Il Tirreno

Lucca

PER L’INGIUSTA DETENZIONE IN CARCERE 

Chiari chiede 6 milioni, ma alla fine deve pagare 36mila euro di spese

Chiari chiede 6 milioni, ma alla fine deve pagare 36mila euro di spese

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LUCCA. Chiede 6 milioni e 400mila euro di danni alla presidenza del consiglio dei Ministri come risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti per l’ingiusta detenzione, ma si vede negare la richiesta dalla prima sezione civile del Tribunale di Genova (presidente Mario Tuttobene) che alla fine lo condanna a rifondere le spese in proporzione al valore della causa per un importo di 36mila 207 euro. Protagonista della vicenda l’ex assessore del comune di Lucca, Marco Chiari, difeso dagli avvocati Antonio Marrone e Carlo Biondi, che aveva chiesto al collegio competente di giudicare l’operato dei magistrati toscani il rigetto dell’eccezione di prescrizione formulata e di ammettere le consulenze richieste nell’udienza che era stata fissata il 13 novembre dello scorso anno. In sostanza Chiari sosteneva che il pubblico ministero Fabio Origlio e il giudice delle indagini preliminari Simone Silvestri avessero travisato i fatti e le prove a sostegno dei rispettivi provvedimenti nell’ambito dell’inchiesta sul parco S. Anna che nel giugno 2011 aveva portato al suo arresto (e a quello di altri funzionari pubblici, professionisti e imprenditori) con l’applicazione della misura cautelare in carcere. In quel modo avrebbero integrato il requisito della colpa grave idoneo a fondare la responsabilità civile dei magistrati. Da lì la richiesta multimilionaria. Ma sul punto l’avvocatura dello Stato a difesa della presidenza del Consiglio ha ribadito che i provvedimenti individuati da Chiari come fonte di responsabilità civile dei magistrati erano stati assunti prima che la legge 18 del 2015 modificasse la vecchia norma risalente al 1988 e che, quindi, non può esserci retroattività ai provvedimenti adottati anteriormente al 19 marzo 2015. Non solo. La nuova legge articolo 2 comma 3 nell’ampliare le ipotesi di colpa grave in danno dei magistrati recita che «non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione delle norme del diritto nè quella di valutazione del fatto e delle prove».

Per questi motivi il tribunale ha rigettato la richiesta di Chiari condannandolo a pagare le spese di giudizio. —



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