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Ilide Carmignani, da Lucca al Salone «L’edizione 2019 è stata indimenticabile»

barbara antoni
Ilide Carmignani, da Lucca al Salone «L’edizione 2019 è stata indimenticabile»

La traduttrice lucchese (con una forte coscienza ambientalista) da diciannove anni collabora alla Fiera del Libro di Torino Quest’anno è stata a pieno titolo nello staff del direttore Lagioia. «Tra i ricordi più belli lo spettacolo di Gifuni su Bolaño»

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il personaggio

barbara antoni

L’adrenalina è ancora a mille, anche se si mescola a una nutrita dose di stanchezza. I ricordi del Lingotto pieno fino all’orlo per la 32ª edizione della Fiera del Libro, le code per entrare, le sale degli incontri al tutto esaurito, sono immagini piene di soddisfazione per Ilide Carmignani, traduttrice lucchese di chiara fama (la traduttrice ufficiale di Sepulveda e Bolaño), da diciannove anni nello staff che organizza la fiera del libro più importante d’Italia. In questa edizione il suo coinvolgimento è stato maggiore, non solo si è occupata degli incontri de “L’autore invisibile” dedicati alle traduzioni, ma ha curato col direttore del Salone Nicola Lagioia uno dei settori clou della manifestazione. È stata una delle punte di diamante della squadra che ha guidato l’evento, dal 9 al 13 maggio.

A cosa ha lavorato?

«Quest’anno il Salone non aveva un Paese ospite, ma una lingua, ed è stata scelta la lingua spagnola. Ho avuto l’incarico di aiutare a costruire gli incontri inerenti a questo percorso. Con il direttore Lagioia siamo andati all’istituto Cervantes di Milano e Roma, all’Ambasciata della Colombia. Abbiamo stabilito i contatti: sono arrivati tantissimi scrittori di lingua spagnola al Salone».

I ricordi più belli che porterà con sé di questa edizione?

«Lo spettacolo di Fabrizio Gifuni, le sue letture di testi di Bolaño, è uno dei ricordi più belli. È venuto anche Sepulveda, con cui a novembre 2018 avevamo festeggiato le nozze d’argento, i nostri venticinque anni di collaborazione come autore e traduttrice: venticinque libri in venticinque anni. Sono state bellissime anche le letture in giro per Torino di “Cento anni di solitudine” di Marquez, gli eventi nell’area Woodstock del Salone, spazio per le scuole. All’incontro con Sepulveda c’erano trecento bambini delle elementari».

Lei ha tradotto anche racconti di Sepulveda divenuti testi cult anche fra i bambini, come La Gabbianella e La storia di una balena.

«Per me la traduzione delle favole è un avviamento alla lettura e alla scrittura di un italiano letterario. Davanti a trecento bambini, Sepulveda li ha incantati. Io avevo preparato dei materiali digitali per questo incontro. È stato un successo».

Agli incontri sulla traduzione destinati al pubblico dei grandi invece, quale taglio è stato assegnato?

«Il senso era la traduzione come lezione di accoglienza. La traduzione è un paradigma, un’occasione di riflessione, perché porta un autore di un’altra cultura e lo fa entrare nella nostra lingua. E la riflessione, in venti appuntamenti con sessanta relatori al Salone, è arrivata in mille modi diversi. Sono andati bene anche gli incontri “I ferri del mestiere”: otto case editrici hanno spiegato perché pubblicano libri di narrativa straniera in traduzione. Il Salone ha premiato la famiglia Enriques, proprietaria di Zanichelli, casa editrice che ha rapporti stretti con Lucca».

In che modo?

Lorenzo e Federico Enriques sono originari di Ivrea, loro padre Giovanni lavorava per Olivetti. In seguito rilevò la casa editrice Zanichelli, poi passata ai figli. Lorenzo Enriques ha una casa a Mutigliano da vent’ anni. Lo seppi per caso quando lo conobbi, diciotto anni fa a Torino, agli incontri sulla traduzione. Da allora il Salone è cresciuto tantissimo: ormai non più solo una fiera del libro ma un laboratorio culturale che dà stimoli, riflette sul futuro, sul genere, discute».

Quindi un’edizione entusiasmante, ma le tensioni non sono mancate. Come ha vissuto la contestazione di Altaforte, editrice della biografia di Matteo Salvini?

«La tensione è stata forte. Una cosa è la società amministrativa del Salone, una cosa siamo noi, consulenti esterni. Abbiamo fatto un comunicato per esprimere perplessità di vario tipo sulla presenza di questo editore: ci hanno accusati di avere fatto saltare la presentazione del libro su Salvini, ma in realtà nel programma del Salone non figurava alcun incontro di presentazione di questo volume. L’editore poi ha fatto alcune affermazioni di carattere politico e sono intervenuti la sindaca di Torino Appendino e il governatore del Piemonte Chiamparino, che hanno fatto un esposto. Lagioia ha ribadito che l’Italia nasce dalla Resistenza e dalla pluralità di opinione, ed è giusto che al Salone tutte le opinioni trovino spazio. Ma fare apologia del fascismo, come ha fatto l’editore di Altaforte, è andare contro la Costituzione. C’è stata grande preoccupazione per l’ordine pubblico: erano già previsti tre cortei antifascisti all’esterno, gli insegnanti non volevano più portare i bambini. Halina Birenbaum, sopravvissuta ad Auschwitz, ospite al Salone, aveva detto che se Altaforte fosse rimasta non sarebbe entrata al Lingotto, ma avrebbe fatto la sua conferenza fuori, nel piazzale».

Tra i tanti personaggi incontrati al Salone, quali l’hanno colpita di più?

«Ci sono stati due incontri bellissimi, durante la cena organizzata dall’editore Guanda. Ho conosciuto la scrittrice irlandese Catherine Dunne e l’autore austriaco Robert Menasse. Entrambi conoscono Lucca. La Dunne per esserci stata la prima volta in primavera, durante la fioritura delle magnolie in corso Garibaldi. È venuta con l’autore John Banville; era così entusiasta della bellezza della città. Invece Menasse, che conosce Lucca da anni, mi ha detto che la città secondo lui sta cambiando, sta diventando troppo turistica e che la preferiva com’era una volta. Una traduttrice, Antonella Pastore, mi ha raccontato che l’autore giapponese Murakami quando è venuto a Lucca si è comprato un tavolino: è lì che scrive i suoi libri».

E martedì 14 maggio è tornata a Lucca.

«Il benvenuto, sulla strada di casa, sono stati gli alberi capitozzati sulla via per Camaiore e il taglio dei pini sul viale Cadorna. Tagliare i pini in questa stagione è una vergogna, mi chiedo come si possa procedere in modo così insensato. La Lipu che spiega che in questa stagione gli uccelli sono nel pieno della nidificazione sulle chiome degli alberi». —

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