GLI ULTIMI DA AIUTARE NELLA CITTÀ CARTOLINA
Caro vescovo Paolo, oggi la città la accoglierà vestendosi a festa, facendola passare in alcune delle sue strade e piazze più belle. Ci permettiamo però di metterla in guardia: in questa città, fra la sua gente, c’è molto altro. Ci sono persone, territori, situazioni lontane anni luce dal decoro del centro. Storie di povertà che a uno sguardo distratto sono nascoste ma che vivono fianco a fianco alla ricchezza. Perché il disagio non è solo nelle zone deboli, come San Vito o Pontetetto, ma lo si trova ovunque. Perché anche a Lucca, nella ricca Lucca, si soffre. Soffrono i tanti lavoratori che negli ultimi anni hanno visto le loro fabbriche fallire e chiudere: è successo nel cartario, nel calzaturiero, nel metalmeccanico. Soffrono i senzatetto che passano le notti alla stazione. Soffrono i padri di famiglia che buttano i propri risparmi nel gioco d’azzardo (Lucca è molto colpta da questa piaga). Soffre chi vive la propria vecchiaia in perenne isolamento e povertà, sociale prima che economica. Soffrono gli ultimi del mondo che a Lucca sono arrivati con l’obiettivo di una vita migliore e ai quali il suo predecessore Italo Castellani ha dedicato tante energie. Per tutti questi, ne siamo convinti, avrà uno sguardo speciale. Per loro sarà un sollievo per lei potrà essere un’emozione, profonda. —
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