Sicurezza
Finisce davanti al giudice il Paese Rosa della Garfagnana
Ricorso al Tar di 27 abitanti di Campori dopo la diffida al Comune di Castiglione di cambiare il nome storico alle strade intitolando le vie del borgo a donne illustri
Luca Tronchetti
CASTIGLIONE GARFAGNANA. Il «Paese Rosa» finisce in tribunale per aver voluto imprimere un’indebita accelerazione al corso della storia. Perché 27 abitanti della frazione di Campori, piccolo borgo del comune di Castiglione Garfagnana, presentano ricorso al Tar della Toscana contro la delibera dell’amministrazione comunale che - con tanto di cerimonia in pompa magna e post sui social network e su Facebook - modifica nel giorno della festa della donna (8 marzo) le storiche strade del paese sostituendole con nomi di donne illustri: da Alda Negri a Maria Montessori, da Rita Levi Montalcini ad Oriana Fallaci sino ad Anna Frank. Via Domenico Vandelli, matematico e cartografo vissuto nella prima metà del 1700, diventa all’improvviso via Matilde di Canossa. E Campori lo scorso 8 maggio sale alla ribalta della cronaca nazionale come il «Paese Rosa». Peccato però che la decisione venga presa motu proprio dalla giunta guidata dal sindaco Daniele Gaspari senza il beneplacito dell’Istituto Storico Lucchese e financo senza quello della Prefettura. In sostanza da un giorno all’altro la toponomastica della frazione è stata cambiata con l’apposizione di cartelli con le nuove vie. Una scelta arbitraria contestata da molti abitanti della zona che dopo aver cercato, attraverso una diffida firmata da 40 residenti in via Vandelli, di far tornare sui suoi passi l’amministrazione, hanno deciso di adire a vie legali attraverso una richiesta di sospensiva al Tar della Toscana curata dallo studio legale Bianchini, Marcolini e Rossi con sede a Barga. Rivendicano l’assoluta illegittimità della scelta sia sotto il profilo procedurale sia sul piano del merito.
COSA DICE LA LEGGE
La legge 1188 del 1927 è esplicita: «Nessuna denominazione può essere attribuita a nuove strade o piazze pubbliche senza l’autorizzazione del Prefetto». Per la norma vigente l’intitolazione delle strade è soggetta a due distinte procedure. Per mutare una toponomastica esistente di vecchia strada o attribuire una nuova denominazione a una strada il Comune, prima di procedere alla variazione, deve chiedere e ottenere l’autorizzazione del ministero dei Beni Culturali e del Prefetto. Pareri che debbono essere acquisiti preventivamente altrimenti l’atto diventa illegittimo.
LA LEGGE É LEGGE
Chi pensa che la norma è maschilista e vuol togliere i meriti a personalità femminili distintesi nei campi della cultura e della scienza sulla via del progresso civile, politico e democratico dell’umanità, è decisamente fuori strada. Nel dicembre 2002 il Consiglio di Stato (organo di secondo grado a cui ci si rivolge dopo il Tar) definì legittimo il parere negativo espresso dalla Soprintendenza dei Beni Ambientali di Roma in ordine alla proposta del sindaco dell’epoca, Walter Veltroni, di intitolare al regista Federico Fellini, un tratto di lungotevere Michelangelo, motivato dall’esigenza di non mutare, se non in casi eccezionali, la denominazione di antiche piazze o strade comunali che comporta il ricordo dell’antico evento o personaggio caratterizzante il luogo stesso. E, stando ai ricorrenti, via Vandelli in Garfagnana, storica strada realizzata tra il 1730 e il 1752 attraverso l’Appennino e le Alpi Apuane, è paragonabile sia per importanza che per notorietà alle arterie stradali romane e medioevali come la via Aurelia o la via Cassia.
Cosa accadrà adesso? Per i legali dei 27 abitanti di Campori ci sono tutti i presupposti ai fini della sospensione cautelere dell’efficacia del provvedimento impugnato. La decisione è attesa per il 22 maggio. —
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