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Caso Magnani I legali cercano di trovare un accordo
Rinviata a ottobre l’udienza sul caso del pirogassificatore nel tentativo di arrivare a una transazione tra le parti
LUCCA. È stata rinviata al prossimo ottobre l’udienza sul caso pirogassificatore voluto dall’ex presidente di Gesam Giovanni Magnani, ma, forse, la vicenda non arriverà in aula. La difesa di Magnani ha infatti chiesto e ottenuto, in sede di udienza preliminare, un rinvio, per valutare la possibilità di chiudere la vicenda con una transazione tra le parti.
Una storia iniziata un anno e mezzo fa, quando i rappresentanti di Lucca Holding, Gesam spa e Gesam Energia presentarono un esposto alla procura della Repubblica nei confronti di Magnani, l’ex presidente della società che si occupa della gestione dell’illuminazione pubblica e del riscaldamento negli edifici comunali. Al centro della vicenda gli accordi che l’allora presidente di Gesam Energia prese – per il Comune in piena autonomia e senza l’ok del Cda – con una ditta di San Miniato, cui commissionò la realizzazione di un pirogassificatore, per produrre energia bruciando legno, nella zona di Pescaglia. Il tutto corredato dal versamento di una caparra di 80mila euro sul milione e mezzo di costo dell’impianto, che sarebbero lievitati a oltre tre con le opere civili.
La vicenda emerse nel febbraio del 2016, dopo una conferenza stampa in cui Magnani lanciò strali contro il Comune sulle partite dare-avere all’interno dei bilanci e sul contratto Sinergo. Mancati introiti che – a detta dell’allora presidente – avrebbero sgonfiato il fatturato di Gesam Energia, determinandone la svalutazione in vista della “scissione asimmetrica” del gruppo Gesam, partecipato dal Comune (60%) e Toscana Energia (40%).
Diciotto mesi dopo il procuratore Pietro Suchan e il sostituto Piero Capizzoto hanno chiuso le indagini chiedendo il processo per Giovanni Magnani accusato di abuso d’ufficio. Già a livello della società municipalizzata era stata avviata nei confronti dell’ex presidente un’azione di responsabilità riguardo la sottoscrizione di quel contratto, che poi aveva portato alla sua rimozione dall’incarico, con polemiche trascinatesi per mesi. Le accuse maggiori a Magnani erano state rivolte da Lucca Holding con l’allora amministratore Bortoli, che aveva sostenuto che quel contratto era stato sottoscritto «senza alcun rispetto per le procedure previste dalle legge e senza aver mai ricevuto l’autorizzazione del consiglio di amministrazione da lui presieduto». —
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