Gioco
Podisti africani esclusi a Lucca, il presidente Fidal: "Il procuratore sportivo ha aperto un'inchiesta sulla corsa"
Alfio Giomi, capo della Federazione di atletica: il procuratore sportivo ha aperto un fascicolo sull'esistenza di un racket, chi sa deve denunciarlo ai magistrati. Ma per noi non c'è razzismo"
LUCCA. La Federazione italiana di atletica non è «mai venuta a conoscenza di un giro di procuratori che sfruttano gli atleti africani», dice il presidente nazionale Alfio Giomi. «Ma per fare chiarezza, la procura federale ha aperto un’indagine» anche sulla marathon di Lucca in programma domenica. Per capire se nella scelta di non invitare atleti di colore si nasconda una forma di discriminazione, ma soprattutto per verificare se esista il racket che spreme i runner africani e prosciuga i loro ingaggi come denunciato dagli organizzatori.
Presidente Giomi, a stare al presidente della Lucca Marathon Moreno Pagnini tutti sanno del «mercimonio» di runner kenyoti ed etiopi, anche la Fidal.
«No, noi non abbiamo mai ricevuto segnalazioni. Non so se è chiaro, ma se questo mercimonio di atleti esiste così come lo raccontano avrebbero dovuto denunciarlo alla procura. Si tratterebbe di un traffico illecito, di un reato. Chi ne viene a conoscenza dovrebbe rivolgersi alla magistratura, non alla Fidal. Il nostro procuratore federale ha aperto un’indagine. Se riscontrerà anomalie, trasmetterà gli atti alla procura della Repubblica. Guardi, ha aperto un fascicolo subito, sia su Trieste e, sulla base degli articoli pubblicati dal Tirreno, anche su Lucca. Siamo tranquilli e iper garantiti».
Ma voi ne avete mai sentito parlare?
«Guardi, di voci e battute è pieno il mondo. Ben altra cosa sono segnalazioni dettagliate con nomi e cognomi. Quelle non sono mai arrivate. Che poi ci siano procuratori più o meno seri è un’altra cosa, può succedere, come in tutte le categorie. Ma se avessimo saputo di un fenomeno del genere, l’avremmo fatta noi la denuncia».
Pagnini dice di non voler prestare il fianco a manager che spremono gli atleti, intascandosi la gran parte dei loro ingaggi.
«Sugli ingaggi la federazione non ha controllo. Nei regolamenti della Fidal non esiste l’ingaggio. Noi diamo l’ok alle corse accertandoci che i montepremi siano identici per tutti e la manifestazione accessibile a tutti, senza disparità o discriminazioni. Gli ingaggi sono un affare fra gli organizzatori e gli atleti».
C’è chi dubita delle motivazioni avanzate da Trieste e Lucca, le considera una scusa per creare una apartheid del podismo.
«Ma no, la scelta di Lucca è coerente. La corsa toscana non ha nemmeno un montepremi in soldi. Attenzione, Pagnini dice che non ingaggerà nessuno, nemmeno atleti bianchi. Non è mica obbligatorio. Anzi, mi sembra corretto. Non c’è nessuna discriminazione. Le iscrizioni sono aperte a tutti, dove sta l’apartheid del podismo? Da Trieste invece avevano dichiarato un’altra cosa, e poi hanno fatto marcia indietro. L’inchiesta del procuratore non insegue un colpevole, è una forma di garanzia».
Che strumenti ha la procura federale per indagare?
«Be’, interrogherà le persone coinvolte e sulla base delle risultanze agirà di conseguenza. Qualsiasi tesserato è tenuto a rispondere di quello che dice e fa».
Ma se il racket esistesse, che effetto le farebbe?
«Drammatico. Se il mondo dell’atletica e dello sport avesse all’interno personaggi che speculano sui corridori andrebbero non cacciati, di più. Ma sia chiaro: il mondo dello sport è l’opposto, insegna ad essere inclusivi, a non fare differenze. Questa è la realtà delle nostre società. L’atletica in Italia ha 300 mila tesserati, ci possono essere persone che deragliano da questi principi, ma il un mondo dello sport è pulito e molto più avanzato anche rispetto alla società».
Se la magistratura accertasse l’esistenza di illeciti, la Fidal come procederebbe?
«Di fronte a reati come questi? Ma stiamo scherzando, la Fidal radia per molto meno».
Come ne esce da questi due episodi il movimento?
«Il movimento guarda avanti, fra sabato e domenica ha avuto tantissimi risultati di altissimo livello. Questi sono episodi che non ci sfiorano. E comunque aspettiamo si concluda l’indagine. Non mettiamo alla gogna nessuno».
Quindi a Lucca hanno fatto bene?
«Se la Lucca Marathon, e dico “se”, ha deciso di non dare ingaggi a nessuno, è una cosa normalissima».
Hanno anche ammesso di volere corse più avvincenti, perché quelle con africani sono a senso unico, vincono sempre.
«Ognuno è libero di fare ragionamenti che vuole, io sabato guardato la maratona di Amburgo e quella di Londra. A chi piace lo sport piace vedere la competizione fra atleti qualunque sia il loro colore della pelle. Io mi sono divertito tantissimo. I nostri si sono piazzati benissimo, e hanno vinto i grandi corridori africani. Ognuno si diverte come vuole». —
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