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Emergenza al Pronto soccorso Medici nel caos: «Siamo pochi»

Gianni Parrini
Emergenza al Pronto soccorso Medici nel caos: «Siamo pochi»

Negli ultimi giorni accessi e attese in aumento, il personale convoca l’assemblea «Così è difficile anche organizzare i turni». La proposta: chiudere un ambulatorio 

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Pronto soccorso in emergenza: con la carenza di medici il personale è costretto a ritmi di lavoro da “catena di montaggio”. Inoltre i tempi di ricovero per i pazienti in attesa si allungano per mancanza di posti letto.

Pochi camici.

I numeri parlano chiaro: «Nel luglio 2016 c’erano 17 dirigenti medici, mentre nell’aprile 2019 sono solo 13 – spiega il consigliere di opposizione Alessandro Di Vito, membro dei comitati Sanità nonché esperto della materia dato che è medico del Pronto soccorso – La pianta organica dovrebbe contare 23 medici e in alcuni periodi ci siamo avvicinati a questa soglia (ad esempio nella primavera del 2017, ndr). Negli ultimi mesi però la situazione è peggiorata: a fine anno due medici hanno scelto di tornare a operare sul territorio e ora viene meno anche uno dei tre medici del 118 che finora davano una mano al Pronto soccorso». A conti fatti mancano almeno 6-7 medici e in questa situazione diventa difficile anche programmare i turni del mese di maggio. Tutto ciò ha spinto i medici della struttura a chiedere un’assemblea con la partecipazione dei sindacati: durante l’incontro, che si è tenuto lunedì mattina, i camici bianchi hanno avanzato alcune proposte. Tra le ipotesi la chiusura di un ambulatorio del Pronto soccorso per far scendere a tre il numero dei medici in servizio per ogni turno (anziché 4 contando quello della reperibilità). Un modo per gestire meglio la situazione con le poche forze a disposizione, ma tale ipotesi rischia di avere ripercussioni negative per gli utenti.

Attese infinite.

Negli ultimi giorni la chiusura degli ambulatori dei medici di famiglia per ponti, feste e ferie ha spinto molti cittadini a riversarsi nel monoblocco di San Filippo. Ieri mattina attorno a mezzogiorno la struttura era già ben affollata: 10 persone in attesa e 29 in visita. Per fortuna nessuno codice rosso, così le attese sono rimaste nella norma. «Sono arrivato da un paio d’ore – dice il padre di un bimbo di 28 mesi – Giorni fa il piccolo ha preso una botta ai testicoli e dato che il dolore non è ancora passato il pediatra ci ha consigliato di portarlo qui per fare accertamenti». Proprio mentre parliamo il medico invita il bambino a entrare.

«Per ora la situazione è sotto controllo ma da qui a stasera c’è da farsi il segno della croce – spiega un operatore – I “destini”? Ce ne sono solo 4 ma nei giorni passati siamo arrivati a contarne da 28 a 32». E questo è un altro dei problemi: ovvero la cronica carenza di posti letto che costringe i pazienti in attesa di ricovero – in gergo chiamati “destini” – a rimanere per 12 ore o più su una barella. A quanto risulta questa situazione si è ripetuta più volte nelle ultime settimane, un po’ per i giorni di festa e il maggior afflusso di turisti e visitatori, un po’ perché l’influenza ha dato l’ultimo colpo di coda. Fatto sta che i letti liberi sono sempre meno nei vari reparti ospedalieri: lunedì mattina se ne contavano appena tre a inizio giornata. E poi ci sono malati cronici che secondo la logica dell’ospedale “per acuti” non dovrebbero venire al San Luca: per loro ci sono le Cure intermedie (ovvero i 28 letti del Campo di Marte). Peccato che anche quelli siano quasi sempre occupati.

La Regione interviene.

Intanto venerdì a Lucca arriverà il responsabile delle relazioni sindacali dell’Asl nord ovest: l’incontro è stato convocato per parlare dei problemi del comparto ma nell’assemblea di lunedì i medici del Pronto soccorso hanno chiesto ai sindacati di farsi portavoce della difficoltà che sta attraversando la struttura e tutto ciò verrà rappresentato al dirigente dell’Asl. Vero è che la carenza di personale non riguarda solo Lucca: i Pronto soccorso sono in affanno in tutta Italia. I medici sono pochi perché le università a numero chiuso non ne sfornano abbastanza e tra i neodottori sono pochi quelli interessati al Pronto soccorso, considerato la “prima linea” della sanità pubblica. Per continuare a garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza nell'ambito del sistema regionale di emergenza urgenza, la Regione sta pensando a una serie di misure straordinarie. Ovvero due delibere, presentate dall'assessore alla Salute e approvate dalla giunta: una riguarda il "reperimento di personale medico per il sistema di emergenza urgenza regionale", l'altra "provvedimenti per il riconoscimento del valore dell'impegno del personale attualmente impegnato nei pronto soccorso regionali in relazione alle attuali carenze di organico". Per quanto riguarda il reperimento del personale, dato che la graduatoria del concorso bandito a novembre 2018 è già esaurita si pensa di reclutare giovani laureati che ancora non hanno la specializzazione. Ma la scelta fa discutere. —



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