Il Tirreno

Lucca

«C’è bisogno dei giovani come dell’aria Li prenderò per mano, verso il futuro»

Paolo giulietti*
«C’è bisogno dei giovani come dell’aria Li prenderò per mano, verso il futuro»

Monsignor Paolo Giulietti, nuovo vescovo di Lucca, indica i principi che animeranno il suo mandato nella diocesi «Arriverò a Lucca in cammino, per essere accolto come un pellegrino. Mi muoverò sulla strada tracciata dal vescovo Italo»

5 MINUTI DI LETTURA





Ecco la prima lettera da vescovo di monsignor Paolo Giulietti alla comunità dei fedeli di tutta la Lucchesia, nell’approssimarsi del suo insediamento, che si svolgerà il 12 maggio.

Paolo giulietti*

Carissimi e carissime,

ormai sono pochi i giorni che ci separano all’incontro quando ci potremo guardare negli occhi e nel cuore. In vista di questo appuntamento vi invio questa lettera che non ha nessuna pretesa se non di farci sentire già fin da ora in cammino insieme. Per me questi sono giorni di preparazione per potermi mettere in sintonia con voi e iniziare il mio nuovo ministero a Lucca. Sappiamo che ogni nuova relazione non si può improvvisare e il prendersene cura fin dall’inizio prevede anche il tempo della preparazione: per me questo sarà un tempo di silenzio, raccoglimento, preghiera. In questi giorni mi dedicherò anche a leggere i documenti che hanno espresso il cammino della Chiesa di Lucca: cerco di prepararmi al meglio per affrontare con voi, insieme, l’avventura che abbiamo davanti.

In questi mesi, dalla nomina all’ingresso, ho dovuto portare a termine molte cose. Non vi nascondo che è stato un periodo complesso: ho lasciato una Unità Pastorale di 20mila abitanti di cui ero amministratore pastorale e non era possibile “staccare” improvvisamente, soprattutto in questo periodo dove molti aspetti della ordinaria vita pastorale dovevano essere portati a termine, non ultima la benedizione delle famiglie. Inoltre, svolgevo il servizio di Vicario Generale per la Chiesa di Perugia, e diversi servizi per quella Chiesa erano sulle mie spalle: ho dovuto consegnarli ad altri. Questo impegno nel consegnare e cercare di dare un termine agli impegni per me è stato segno di rispetto alle persone e alla Chiesa di Perugia per la parola data al mio vescovo, Cardinale Bassetti. Questo rispetto per le persone, le situazioni, le parole date sarà lo stesso con cui vivrò il ministero a Lucca.

Il 12 maggio arriverò a Lucca da pellegrino, raggiungerò la Città, la Cattedrale, camminando: questo per me ha grande valore simbolico. Innanzi tutto perché rappresenta un arrivo non da padrone, ma da persona che chiede di essere accolta come sono accolti i pellegrini. In questo vi colgo il senso e il valore del dono reciproco: un dono che arriva da un’altra Chiesa, un cammino che ha partenza e arrivo. Il viaggio è anche un’opportunità per uscire da se stessi e guardare e camminare in avanti. In questo è racchiuso il messaggio su come vorrei vivere il mio rapporto con la Chiesa di Lucca e il suo territorio ma soprattutto con le persone, con tutti voi: un rapporto di servizio e di responsabilità nell’indicare un cammino che porti ciascuno di noi sempre avanti.

Quel giorno ho scelto di camminare in particolare con i giovani. Riguardo a questo vorrei ricordare che Papa Francesco ci ha consegnato un mese fa il documento conclusivo del Sinodo sui giovani, “Christus vivit”, in cui ci indica come il rapporto con i giovani sia necessario e indispensabile e credo che questa sia una sfida per tutta la Chiesa. Viviamo in un momento in cui dobbiamo scommettere sul nostro futuro e sono consapevole che abitiamo un tempo di scelte decisive per le nostre Chiese.

In queste scelte noi non possiamo fare a meno dei giovani. Un passo dell’esortazione del Santo Padre che mi ha molto colpito è: «La Chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo perché non ascolta più la chiamata del Signore al rischio della fede, a dare senza misurare i pericoli, e torna a cercare false sicurezze mondane. Sono i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà» (CV 37).

Sono convinto che debbano e possano essere i giovani a portare la Chiesa ad affrontare le sfide del cambiamento, del futuro, di un mondo che chiede una maniera diversa di annunciare il cristianesimo. I giovani sono indispensabili per la giovinezza della Chiesa e credo che recuperare un rapporto con loro sia necessario come l’aria che respiriamo. Abbiamo bisogno della loro freschezza, del loro protagonismo, della loro capacità di intuire il nuovo per affrontare il futuro che sarà molto diverso da quello che conosciamo oggi, e questo da tanti punti di vista; naturalmente accompagnandoli, dialogando con loro e incoraggiandoli a prendere parte all’avventura della vita e all’emozione della fede.

Sempre in continuità con questo messaggio ai giovani e per i giovani, mi fermerò nel mio pellegrinare verso Lucca al santuario di Santa Gemma: una Santa giovane che ci indica la possibilità per le giovani generazioni di accogliere la chiamata di Dio e di essere determinanti.

Avviandomi a conclusione, e rimandando al momento in cui ci incontreremo di persona, vi dico che arrivo con il desiderio di continuare il percorso aperto dal Vescovo Italo, per il quale ho profonda stima e grande affetto. Mi muoverò sulla strada da lui tracciata, cercando di andare a rendere ancora più effettive le scelte che fatte in questi anni.

Quello di cui credo ci sia necessità, poi, è domandarci se ciò che stiamo facendo è ancora utile alla causa del Vangelo o se c’è bisogno di cambiare le nostre azioni per proporre oggi la Buona Notizia. Mi sento di seguire quanto indicato da Papa Francesco, che ci chiede di prendere in considerazione il fatto che, anche se le cose sono sempre state fatte in un modo, non è detto che siano immutabili se non ritenute più utili come nel passato. Non potrò né vorrò essere un “notaio” di ciò che esiste, ma dobbiamo riflettere su come il futuro ci chiede di essere Chiesa. Inoltre, vorrei rispettare l’identità dei territori dell’Arcidiocesi di Lucca, interpretando questi mondi, scoprendone l’identità e la grazia. Vorrei valorizzare le differenze rendendole risorsa e ricchezza. Con questi sentimenti vi saluto in attesa di “camminare insieme” domenica 12 maggio e per il tempo che Dio ci donerà. —

*Vescovo di Lucca



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa