Il Tirreno

Lucca

Il museo a cielo aperto a rischio scomparsa tra pioggia, vernici e troppo disinteresse

luigi spinosi
Il museo a cielo aperto a rischio scomparsa tra pioggia, vernici e troppo disinteresse

Viaggio nella storia e nelle vie di Nave, per scoprire cosa resta  delle opere che ne fecero il paese delle pitture murarie  

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la storia

luigi spinosi

E la nave non c’è più, cancellata forse dall’uomo o forse dal tempo. Una scomparsa quasi simbolica di quanto sta accadendo nel paese omonimo. Quella nave era dipinta sulla parete di via del Cimitero e, nelle intenzioni degli autori, doveva essere un doppio omaggio: al film “E la nave va” di Fellini, ma anche al paese in cui si trovava. Nave appunto. Quel dipinto è scomparso, così come tanti altri che dagli anni Ottanta caratterizzavano questo paese racchiuso tra la campagna, il fiume Serchio e la Sarzanese.

LUNGO LA STRADA

Ma partiamo proprio dalla Sarzanese, la strada che da Lucca porta al mare. Passando da qui fino a qualche anno fa, sotto il cartello che indicava Nave se ne poteva leggere un altro, a spiegare che quello che stavamo attraversando era il paese delle decorazioni murali. E in effetti ai lati della strada era facile ammirare autentici affreschi sulle pareti della case. Son passate meno di tre decadi, ma quel cartello non c’è più, e pure molte di quelle pitture sono scomparse. Viaggiando se ne intravedono appena tre muovendosi verso il Serchio, e addirittura solo una percorrendo la direzione opposta. Molte cose sono successe nel frattempo. Ma prima del finale (si spera non definitivo) c’è un inizio.

Era il 1978

Quando ci sono volontà, energia, creatività anche una sola persona può fare moltissimo. Se poi sono due... Ed ecco cosa accadde a Nave. Una di queste persone vive ancora lì, nell’abitazione in cui si trasferì quando venne a vivere a Nave a fine anni Settanta. Si chiama Sauro Barghini. Come capita spesso quando abbiamo a che fare con persone che hanno davvero dei meriti, Barghini tende a sminuire il suo ruolo nella storia, attribuendo importanza soprattutto all’altro personaggio che incontreremo tra poco. E non è falsa modestia. Più semplicemente quando si è animati da uno spirito creativo quel che facciamo appare quasi naturale, al punto da non riuscire ad apprezzarne la grandezza. «Sono venuto ad abitare qui nel 1978 – racconta – e allora in questo paese mancava di tutto, dai servizi ai punti di ritrovo». Il suo attivismo cominciò a farsi sentire, e piano piano i servizi di cui c’era bisogno cominciarono ad arrivare. Ma l’uomo deve nutrire anche lo spirito, e il passo successivo fu quello di cercare di vivacizzare la comunità, ed è qui che avviene l’incontro fatale con il professor Piero Fognani, anche lui all’epoca residente a Nave: «Una persona eccezionale, un vulcano di idee – ricorda Barghini – tutto quel che è stato fatto è merito suo».

Il motore dell’arte

«Insieme al professor Fognani – prosegue Barghini – pensammo a qualcosa che potesse far conoscere il nostro paese. L’idea fu quella di organizzare una grossa mostra di pittura. Ma bisognava trovare una motivazione per stimolare gli artisti a partecipare. Così venne l’idea di creare un centro culturale per gli anziani».

Questa semplice idea fu la scintilla che mise in moto tutto: la raccolta di opere («Ben 156 quelle che ci furono donate»), le mostre, e anche la vendita, dalla quale furono ricavati 19 milioni di lire. Una gran bella cifra per l’epoca, ma per realizzare l’obiettivo il centro culturale per anziani mancavano all’appello una decina di milioni. E allora via a nuove iniziative, mentre – una volta trovato il terreno – gli stessi paesani nel loro tempo libero si misero a disposizione facendo i muratori e i manovali per realizzare quello spazio, costruendo così non solo un centro per la comunità, ma un senso stesso di comunità. E il “Paese dalle pitture murali” nasce forse proprio lì. Pensate che tutto questo potesse bastare a placare la voglia di fare? Ovviamente no. Agli inizi degli Ottanta si decise di fare un passo ancora più ardito: «Fognani era una fucina di idee – riprende Barghini – ed ebbe quella di un concorso tra istituti d’arte della Toscana per realizzare affreschi murali». Un grosso impegno, anche da un punto di vista economico. E poi c’era anche da superare una certa diffidenza iniziale dei proprietari delle abitazioni, perplessi davanti all’idea di “lasciar fare” sulle pareti di casa propria. Anche per vincere quella diffidenza Barghini fu tra i primissimi a mettere a disposizione la casa, e il disegno realizzato nel 1981 è ancora lì, ben visibile. Vinte le titubanze iniziali, per un decennio quattro istituti d’arte, di Lucca, Firenze, Siena e Parma, fecero del paese e dei suoi edifici la propria tela.

La fine

Un po’ il tempo che passava, un po’ la crisi che cominciava a farsi sentire, traducendosi in mancanza di fondi, un po’ anche la società che cambiava. E poi il fattore forse determinante, la perdita di un pilastro di quell’esperienza: «I Fognani si trasferirono in Emilia – racconta Sauro Barghini – è stato un bel periodo, ma è finito con la loro partenza». E le pitture? Anche qui il declino ha cominciato a farsi sentire. Pioggia, sole, umidità, smog, hanno danneggiato, e in molti casi cancellato del tutto, la creatività degli studenti.

E dove non ci ha pensato lo scorrere del tempo è stata la mano dell’uomo, con molte abitazioni ritinteggiate. Eppure entrando in paese, c’è ancora molto da ammirare. A essersi conservate meglio sono state proprio le opere degli studenti lucchesi, che usavano una tecnica diversa: non la pittura, ma il graffito. Per quanto riguarda le pittture Alcune sono ancora quasi intatte, altre sono segnate dal tempo, altre ancora invece sono state volutamente eliminate: «Lì, in quel sottotetto, c’era uno splendido arcobaleno», dice con rammarico Barghini indicando una casa verniciata da poco. E tante altre opere sono ormai rimaste stampate solo nella memoria. Eppure c’è un angolo dove, nonostante gli evidenti segni di degrado, si può comprendere, forse meglio che altrove, come doveva essere la Nave di 30 anni fa. È via Paoletti. Una strada di un centinaio di metri o poco più che e dove, nonostante siano visibili pure i segni del tempo la concentrazione di opere è particolarmente elevata. E una merita di essere citata: su una parete compare la vetrina di un negozio di antiquariato. È una vetrina dipinta naturalmente, ma su quella stessa parete, da una finestra murata, si affaccia una donna avanti con gli anni: «È Fortunula, la signora che viveva qui negli anni ottanta». —

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